Valutazione d’azienda con il RIM: capire il valore attraverso il reddito residuo

Quando si parla di valutazione d’azienda, la mente corre quasi sempre al metodo dei flussi di cassa scontati (DCF). È senza dubbio uno dei modelli più utilizzati, ma non è l’unico né, in alcuni casi, il più efficace.
Esiste un approccio alternativo, più legato ai numeri del bilancio che alle proiezioni future, capace di mettere al centro un concetto tanto semplice quanto potente: un’impresa crea valore solo se i suoi utili superano il rendimento atteso dai suoi investitori.
Questo è il cuore del Residual Income Model (RIM), o in italiano, modello del reddito residuo.

Un punto di partenza concreto: i dati contabili

Il RIM parte da una base solida: il patrimonio netto contabile dell’impresa.
L’idea è che il valore dell’azienda derivi da due componenti:

  1. il valore attuale del patrimonio netto esistente;

  2. la somma dei redditi residui futuri, cioè degli utili che eccedono il rendimento “normale” richiesto dagli azionisti sul capitale investito.

In altre parole, il valore non sta solo in ciò che l’azienda possiede, ma in ciò che riesce a creare in più rispetto al minimo rendimento atteso da chi l’ha finanziata.

Cos’è il reddito residuo

Immaginiamo che un’azienda abbia un capitale proprio di un milione di euro.
Se gli azionisti si aspettano un rendimento dell’8%, significa che “si aspettano” 80.000 euro di utile.
Se l’impresa ne genera 100.000, il reddito residuo è di 20.000: un surplus economico che rappresenta valore creato.
Se invece l’utile fosse inferiore alle attese, quel valore residuo diventerebbe negativo, segnalando distruzione di valore.

Questa semplice logica si traduce in una formula intuitiva:

Reddito Residuo=(ROE−ke)×Patrimonio Netto

dove il ROE misura la redditività effettiva, mentre ke rappresenta il rendimento “minimo” richiesto dal mercato.

Perché il RIM è utile

Il modello del reddito residuo piace perché è ancorato alla realtà contabile.
Non chiede di stimare flussi di cassa futuri a cinque o dieci anni, spesso pieni di incertezze, ma si fonda su ciò che l’azienda già produce in termini di utili.
Questo lo rende particolarmente adatto in tre situazioni:

  • perizie di conferimento o trasformazione, dove il riferimento a dati di bilancio è obbligato;

  • società mature e stabili, con redditività costante nel tempo;

  • holding o società di partecipazione, dove il flusso di cassa operativo è meno significativo del rendimento generato sulle partecipazioni.

Un altro vantaggio del RIM è che funziona anche se l’impresa non distribuisce dividendi, o se il piano finanziario è difficile da prevedere.
In questi casi, partire dagli utili contabili può essere più realistico che ipotizzare scenari di cassa complessi.

Gli accorgimenti da adottare

Naturalmente, come ogni modello, anche il RIM richiede alcune cautele.
Innanzitutto, bisogna stimare con attenzione il costo del capitale proprio (kₑ), perché un tasso troppo basso o troppo alto può falsare completamente il risultato.
Poi serve una valutazione realistica del patrimonio netto di partenza, depurandolo da eventuali poste straordinarie, immobilizzazioni sopravvalutate o perdite non ricorrenti.

Infine, è importante ricordare che i redditi residui non possono crescere all’infinito: nel lungo periodo, la redditività tende sempre a convergere verso un livello “normale” di mercato.
Per questo, le stime vanno fatte su un orizzonte temporale coerente, di solito 5-7 anni.

RIM o DCF? Non è una gara

Spesso il RIM viene presentato come un’alternativa al DCF, ma in realtà i due modelli non sono concorrenti, bensì complementari.
Il DCF guarda al futuro e valorizza la capacità dell’impresa di generare cassa; il RIM, invece, si concentra sul presente e sulla capacità di creare valore oggi, rispetto al capitale investito.

Per esempio:

  • il DCF è più adatto a start-up o imprese in crescita, dove il valore dipende dalle prospettive di espansione;

  • il RIM è ideale per aziende consolidate, dove la redditività è stabile e ben documentata nei bilanci.

Nel mondo reale, molti analisti utilizzano entrambi i metodi in parallelo per avere una visione più completa: uno misura il potenziale, l’altro la solidità.

Un modello che parla il linguaggio dell’impresa

Il bello del Residual Income Model è che parla una lingua familiare a chi si occupa ogni giorno di contabilità, bilanci e risultati economici.
Non serve costruire scenari ipotetici complessi: basta capire se e quanto l’azienda sta generando valore oltre il rendimento atteso dagli azionisti.

In fondo, la domanda che il RIM ci pone è molto semplice:

“La mia impresa sta davvero creando valore, o si sta solo limitando a remunerare il capitale investito?”

Ed è una domanda che vale la pena porsi in ogni valutazione, grande o piccola.

Esempio pratico di valutazione con il RIM

Immaginiamo una società industriale, Blog S.r.l., con una redditività stabile e bilanci affidabili.
Dai dati contabili 2024 emerge il seguente quadro:

Voce Valore (€)
Patrimonio netto iniziale (BV₀) 1.200.000
Utile netto 2024 132.000
Costo del capitale proprio (kₑ) 9%
Previsione crescita utile annua 3%

1️⃣ Calcolo del reddito residuo del primo anno

L’impresa ha un ROE = 132.000 / 1.200.000 = 11%.
Poiché il costo del capitale è pari al 9%, la differenza (2%) rappresenta la remunerazione extra generata rispetto alle attese degli azionisti.

RI1=(ROE−ke)×BV0=(11%−9%)×1.200.000=24.000

Il reddito residuo del 2024 è quindi 24.000 euro.

2️⃣ Proiezione dei redditi residui futuri

Supponiamo che il patrimonio netto e gli utili crescano del 3% all’anno per cinque anni.
Calcoliamo i redditi residui e li attualizziamo con il tasso del 9%:

Anno BV iniziale (€) RI (€) Attualizzazione (9%) RI attualizzato (€)
2024 1.200.000 24.000 1 / (1,09)¹ 22.018
2025 1.236.000 24.720 1 / (1,09)² 20.804
2026 1.273.080 25.462 1 / (1,09)³ 19.685
2027 1.311.272 26.226 1 / (1,09)⁴ 18.655
2028 1.350.610 27.013 1 / (1,09)⁵ 17.709

Totale redditi residui attualizzati (5 anni): € 98.871

3️⃣ Calcolo del valore dell’azienda

Il valore dell’equity secondo il RIM sarà:

V0=BV0+∑RIt attualizzati=1.200.000+98.871=1.298.871 euro

Il valore economico dell’azienda, secondo il modello del reddito residuo, è quindi circa 1,3 milioni di euro.

4️⃣ Interpretazione

L’analisi mostra che Blog S.r.l. crea valore, poiché la redditività effettiva (11%) supera il rendimento minimo atteso (9%).
Il valore aggiuntivo di circa 100.000 euro rappresenta la ricchezza generata dalla gestione oltre la normale remunerazione del capitale proprio.

Se invece il ROE fosse stato inferiore al 9%, il reddito residuo sarebbe risultato negativo, segnalando distruzione di valore pur in presenza di utili contabili.

Conclusione

Questo esempio dimostra quanto il RIM sia intuitivo e trasparente: non si tratta solo di stimare flussi futuri, ma di comprendere se l’impresa — oggi — stia realmente creando valore per i suoi soci.
Il RIM è un modello “sobrio”, ma estremamente efficace.
Non promette di prevedere il futuro, ma di leggere in profondità il presente.
Permette di capire se la redditività dell’azienda è sufficiente non solo a sostenersi, ma anche a generare valore aggiunto per chi ci ha creduto e investito. In un’epoca in cui si tende a guardare solo ai flussi futuri e alle previsioni ottimistiche, il RIM riporta l’attenzione sull’essenza economica dell’impresa: la capacità di creare valore reale, misurabile e duraturo

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