Molto più di un insieme di agevolazioni: un diverso modo di pensare la crescita dell’impresa.
Negli ultimi anni le Startup Innovative hanno assunto un ruolo sempre più importante nel panorama imprenditoriale italiano. Se ne parla nei convegni, nei bandi, nei rapporti con gli investitori e sempre più spesso anche nelle imprese tradizionali che stanno valutando nuovi percorsi di sviluppo.
Quando si affronta questo argomento, l’attenzione si concentra quasi sempre sulle agevolazioni previste dalla normativa: incentivi fiscali, semplificazioni, strumenti di finanza agevolata e modalità di raccolta dei capitali.
Sono aspetti importanti e meritano attenzione. Tuttavia, la mia esperienza mi ha portato a una considerazione diversa: le agevolazioni rappresentano una conseguenza, non il punto di partenza.
Negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di affiancare diversi progetti innovativi. Realtà come AKUA S.B., impegnata nello sviluppo di tecnologie per la produzione di acqua dall’aria, KENIR S.B., attiva nel settore dell’acqua idrogenata, PRAMA CAPITAL S.B., nata per applicare l’innovazione tecnologica al mercato immobiliare, e CIAO MIND S.B., Startup Innovativa a Vocazione Sociale che opera nella digitalizzazione del patrimonio museale.
Si tratta di iniziative molto diverse tra loro, ma accomunate da un elemento fondamentale: nessuna è partita dalla ricerca di un’agevolazione.
Il primo obiettivo è sempre stato costruire un progetto imprenditoriale credibile, individuare un modello di business sostenibile, proteggere il patrimonio di conoscenze sviluppato e creare le condizioni per una crescita duratura.
Solo successivamente si è valutato quali strumenti normativi potessero sostenere quel percorso.
È proprio questo, a mio avviso, il significato della disciplina delle Startup Innovative.
La normativa non crea l’innovazione. La accompagna.
Può favorire lo sviluppo di un progetto, ma non può sostituire la qualità dell’idea, la capacità imprenditoriale o la solidità del modello di business.
Per questo motivo ritengo che il tema riguardi anche molte imprese che non si definiscono startup.
Ogni giorno incontro aziende che investono in ricerca e sviluppo, digitalizzazione, organizzazione, formazione, brevetti e nuovi processi produttivi. Sono investimenti che aumentano il valore dell’impresa e ne rafforzano la competitività, indipendentemente dalla qualifica giuridica assunta.
L’innovazione, infatti, non è una categoria normativa.
È un approccio alla crescita dell’impresa.
Ed è proprio questa riflessione che mi ha spinto ad avviare una nuova iniziativa editoriale.
Nei prossimi mesi pubblicherò una collana di Quaderni dedicata al mondo delle Startup Innovative e delle PMI Innovative.
L’obiettivo non è realizzare un commentario alla normativa o una raccolta di adempimenti.
Vorrei proporre uno strumento di approfondimento che, partendo dall’esperienza professionale maturata sul campo, aiuti imprenditori e professionisti a comprendere meglio le logiche che caratterizzano questo ecosistema.
Parleremo di capitale immateriale, ricerca e sviluppo, governance, investitori, raccolta di capitali, Startup Innovative a Vocazione Sociale e, più in generale, di tutti quegli aspetti che incidono sulla crescita di un’impresa innovativa.
Il primo Quaderno sarà dedicato alle Startup Innovative e alle PMI Innovative.
Mi auguro che possa offrire qualche spunto utile, non solo a chi sta valutando questo percorso, ma anche a chi desidera comprendere come l’innovazione possa diventare un elemento stabile della strategia aziendale.
Perché, in fondo, la domanda più importante non è quali agevolazioni siano previste dalla normativa.
La domanda è se l’impresa stia investendo oggi nelle condizioni che le permetteranno di crescere anche domani.