La crescita del fatturato viene normalmente considerata uno dei principali indicatori positivi dell’andamento aziendale. È certamente così, ma con una precisazione importante: la crescita deve essere finanziariamente sostenibile.
Un incremento delle vendite, infatti, non determina necessariamente un incremento immediato della liquidità. Molto spesso accade esattamente il contrario: nella fase iniziale la crescita assorbe risorse finanziarie.
Aumentano gli acquisti, le scorte, il personale e, in molti casi, gli investimenti necessari per sostenere i maggiori volumi. Contemporaneamente crescono i crediti verso clienti, mentre i relativi incassi arriveranno soltanto successivamente.
È quindi possibile trovarsi di fronte a un’impresa che presenta ricavi e marginalità in crescita ma, nello stesso periodo, evidenzia una progressiva tensione finanziaria.
Non si tratta necessariamente di un’anomalia. È una dinamica tipica delle aziende in sviluppo, che deve però essere prevista e governata.
Il fatturato cresce oggi, la cassa arriva dopo
Il punto centrale è rappresentato dal diverso momento nel quale si manifestano i flussi economici e quelli finanziari.
Per realizzare una vendita l’impresa deve normalmente sostenere una parte significativa dei costi prima dell’incasso: acquista le merci o le materie prime, sostiene il costo del personale, finanzia la produzione e mantiene le scorte necessarie all’attività.
Successivamente emette la fattura e concede al cliente i termini di pagamento concordati.
Se i volumi aumentano rapidamente, aumenta quindi anche la quantità di risorse finanziarie impegnate nel ciclo operativo.
Il fenomeno diventa particolarmente evidente quando l’impresa concede ai clienti termini di pagamento più lunghi rispetto a quelli ottenuti dai propri fornitori. In questo caso una parte della crescita deve essere finanziata direttamente dall’azienda.
Ed è proprio qui che assume particolare importanza la gestione del capitale circolante netto.
Redditività e liquidità non coincidono
Questo principio trova una rappresentazione molto chiara anche nell’OIC 10 – Rendiconto finanziario, che distingue i flussi derivanti dalla gestione reddituale da quelli relativi all’attività di investimento e di finanziamento. Il rendiconto finanziario consente quindi di comprendere come l’andamento economico della gestione si traduca concretamente nella dinamica finanziaria dell’impresa. Fondazione OIC
È un passaggio importante anche dal punto di vista gestionale.
Un EBITDA positivo rappresenta certamente un indicatore significativo della capacità dell’impresa di produrre marginalità operativa, ma non coincide con la liquidità generata.
Tra EBITDA e cassa intervengono, tra gli altri, le variazioni dei crediti verso clienti, dei debiti verso fornitori e delle rimanenze, oltre agli investimenti, agli oneri finanziari, alle imposte e al rimborso dei finanziamenti.
Un’impresa può quindi presentare risultati economici soddisfacenti e, contemporaneamente, assorbire liquidità.
Per questo, soprattutto nelle fasi di sviluppo, conto economico, stato patrimoniale e rendiconto finanziario devono essere letti insieme.
Dalla pianificazione finanziaria agli adeguati assetti
La questione, peraltro, non riguarda soltanto una buona prassi di gestione.
L’art. 2086 del Codice civile richiede all’imprenditore che operi in forma societaria o collettiva di istituire assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche ai fini della tempestiva rilevazione della crisi e della perdita della continuità aziendale. Normattiva
Il concetto viene ulteriormente precisato dall’art. 3 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, secondo il quale tali assetti devono consentire, tra l’altro, di rilevare eventuali squilibri patrimoniali o economico-finanziari e di verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale almeno per i dodici mesi successivi. Normattiva
È interessante osservare come la stessa definizione normativa di crisi contenuta nell’art. 2 del Codice della crisi sia ormai costruita in termini prospettici: la crisi si manifesta attraverso l’inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici rispetto alle obbligazioni dei successivi dodici mesi. Normattiva
Il legislatore, in sostanza, sposta l’attenzione dal dato storico alla capacità dell’impresa di guardare in avanti.
Ed è esattamente ciò che dovrebbe fare anche la pianificazione finanziaria.
La finanza dovrebbe precedere la crescita
Se il budget prevede un incremento significativo dei volumi, non è quindi sufficiente stimare ricavi, costi e risultato economico.
Occorre chiedersi quale sarà l’effetto della crescita sul capitale circolante, quali investimenti saranno necessari e, soprattutto, quale sarà l’andamento della liquidità nei mesi successivi.
Una previsione di crescita del fatturato del 20%, ad esempio, dovrebbe essere accompagnata dalla stima dell’incremento dei crediti commerciali, delle scorte e dei debiti verso fornitori.
Solo successivamente è possibile determinare il fabbisogno finanziario aggiuntivo generato dalla crescita e individuare le fonti più appropriate per sostenerlo: autofinanziamento, capitale proprio, credito bancario, finanza agevolata o altri strumenti.
Non si tratta quindi semplicemente di trovare nuova finanza, ma di costruire una struttura finanziaria coerente con il percorso di sviluppo previsto.
Non conta soltanto quanto fatturato produciamo
Due aziende che realizzano lo stesso fatturato possono avere fabbisogni finanziari completamente diversi.
Dipende dai margini, dai tempi medi di incasso e pagamento, dalla rotazione del magazzino, dall’intensità degli investimenti e dalla struttura finanziaria esistente.
Per questo ritengo poco significativo valutare la crescita esclusivamente in termini di ricavi.
Accanto al fatturato occorre monitorare almeno marginalità, capitale circolante, posizione finanziaria netta e generazione di cassa.
Sono grandezze che consentono di capire non soltanto se l’azienda sta crescendo, ma soprattutto se dispone delle risorse necessarie per sostenere quella crescita.
Un’attenzione particolare per le startup innovative
Il tema assume caratteristiche ancora più evidenti nelle startup innovative, nelle quali è fisiologico che la fase di investimento preceda, anche per un periodo significativo, quella della piena generazione dei ricavi.
Ricerca e sviluppo, personale qualificato, sviluppo tecnologico, prototipazione, tutela della proprietà intellettuale e successiva industrializzazione richiedono risorse finanziarie che vengono impiegate prima che il progetto raggiunga una dimensione commerciale sufficiente a generare autonomamente cassa.
La normativa stessa riconosce questa particolare fase del ciclo di vita dell’impresa. La disciplina delle startup innovative, contenuta nell’art. 25 del D.L. 179/2012 e recentemente modificata dalla Legge 193/2024, è finalizzata proprio a favorire la nascita, lo sviluppo e la crescita delle imprese ad alto contenuto tecnologico. Le modifiche più recenti attribuiscono inoltre particolare rilevanza alla capacità della startup di crescere, investire in ricerca, attrarre capitale e affrontare la successiva fase di scale-up. Ministero dell’Industria e del Commercio
In queste realtà, pertanto, la perdita economica iniziale non coincide necessariamente con una situazione di crisi, così come un rapido incremento del fatturato non significa necessariamente che sia stato raggiunto l’equilibrio finanziario. Occorre comprendere se l’assorbimento di risorse sia coerente con il piano di sviluppo e, soprattutto, se la società disponga della finanza necessaria per raggiungere le successive fasi del progetto.
Diventa quindi particolarmente importante costruire il business plan non soltanto intorno alle previsioni di ricavo, ma anche intorno al fabbisogno finanziario complessivo, individuando le diverse fonti che possono accompagnare le varie fasi di sviluppo: capitale dei soci, ingresso di nuovi investitori, strumenti di equity o quasi-equity, finanza bancaria e finanza agevolata.
Non è casuale che strumenti specificamente destinati alle startup innovative, come Smart&Start Italia, finanzino non soltanto beni di investimento, ma anche personale, servizi e costi di funzionamento; il programma prevede attualmente finanziamenti a tasso zero senza garanzie fino all’80% delle spese ammissibili, elevabile al 90% in determinate condizioni. Invitalia Anche la possibilità, a determinate condizioni, di convertire parte del finanziamento agevolato in contributo a fondo perduto in presenza di successivi investimenti nel capitale di rischio evidenzia la complementarità tra finanza agevolata e rafforzamento patrimoniale nel percorso di crescita. Invitalia
Per una startup, quindi, la domanda non dovrebbe essere semplicemente “quando arriveremo al break-even?”, ma anche “quanta cassa sarà necessaria per arrivarci e con quali fonti intendiamo finanziarla?”.
È una distinzione fondamentale, perché una startup può avere un progetto industrialmente valido e prospettive commerciali interessanti e trovarsi comunque in difficoltà se la pianificazione finanziaria non accompagna correttamente i tempi dello sviluppo.
Pianificare prima che emerga il fabbisogno
La crescita rimane evidentemente un obiettivo positivo. Il punto è governarne gli effetti.
Un budget economico dovrebbe quindi essere accompagnato da una previsione finanziaria e da un monitoraggio periodico degli scostamenti. Nelle realtà caratterizzate da una crescita significativa ritengo particolarmente utile affiancare alla pianificazione annuale anche un cash flow prospettico a breve termine, aggiornato sulla base degli incassi e dei pagamenti effettivamente attesi.
In questo modo il fabbisogno finanziario può essere individuato con anticipo e gestito quando l’impresa dispone ancora di diverse alternative.
Il problema, quindi, non è crescere velocemente. Il problema nasce quando la crescita dell’azienda è più veloce della capacità della sua struttura finanziaria di sostenerla.
Ed è proprio qui che pianificazione, controllo e adeguati assetti smettono di essere semplici adempimenti e diventano veri strumenti di gestione dell’impresa.
RIFERIMENTI NORMATIVI E CONTABILI
Art. 2086 c.c. – Adeguati assetti
L’imprenditore che opera in forma societaria o collettiva deve dotarsi di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche ai fini della tempestiva rilevazione della crisi e della perdita della continuità aziendale. Normattiva
Art. 2, D.Lgs. 14/2019 – Codice della crisi d’impresa
La norma definisce la crisi in chiave prospettica, facendo riferimento all’inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte alle obbligazioni nei successivi dodici mesi. È probabilmente il riferimento normativo che meglio sintetizza il tema affrontato nell’articolo. Normattiva
Art. 3, D.Lgs. 14/2019 – Rilevazione tempestiva della crisi
Gli assetti devono consentire di rilevare gli squilibri patrimoniali ed economico-finanziari e di verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale almeno per i dodici mesi successivi. Normattiva
OIC 10 – Rendiconto finanziario
Il principio contabile consente di leggere la dinamica finanziaria dell’impresa distinguendo i flussi derivanti dall’attività operativa, dall’attività di investimento e dall’attività di finanziamento. È il riferimento contabile naturale per comprendere perché risultato economico e generazione di cassa non coincidano necessariamente.
Art. 25, D.L. 179/2012 – Startup innovative
Definisce requisiti e disciplina delle startup innovative e, a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge 193/2024, rafforza il collegamento tra permanenza nel regime, crescita dell’impresa, investimenti in ricerca, patrimonializzazione e successiva fase di scale-up.