Confidi, garanzie pubbliche e pianificazione finanziaria nel rapporto tra imprese e sistema bancario.
Il tema delle garanzie continua ad avere un ruolo significativo nel rapporto tra le piccole e medie imprese e il sistema bancario. Nonostante l’evoluzione dei criteri di valutazione del merito creditizio e la crescente attenzione alla sostenibilità finanziaria dei finanziamenti, la disponibilità di garanzie personali, reali o rilasciate da soggetti terzi rappresenta ancora un elemento importante nelle decisioni degli istituti di credito.
La questione riguarda soprattutto le PMI, che frequentemente presentano strutture patrimoniali relativamente contenute rispetto ai fabbisogni finanziari necessari per sostenere investimenti, crescita e sviluppo dell’attività.
In questo contesto, gli strumenti di garanzia collettiva e pubblica possono contribuire a migliorare le condizioni di accesso al credito, purché il loro utilizzo sia inserito in una valutazione più ampia della situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’impresa.
La valutazione del merito creditizio
La concessione di un finanziamento bancario presuppone un’analisi della capacità dell’impresa di adempiere regolarmente alle obbligazioni assunte.
Le Linee guida dell’Autorità Bancaria Europea sulla concessione e sul monitoraggio dei prestiti (EBA/GL/2020/06) attribuiscono particolare rilevanza alla valutazione della capacità di rimborso, alla qualità delle informazioni economico-finanziarie e alla sostenibilità dell’indebitamento.
La disponibilità di garanzie costituisce un elemento di mitigazione del rischio, ma non dovrebbe sostituire l’analisi della capacità dell’impresa di generare flussi finanziari adeguati al servizio del debito.
Nella prassi bancaria, tuttavia, le garanzie continuano a incidere sulle condizioni di concessione del credito, anche in relazione agli assorbimenti patrimoniali e alla valutazione delle perdite potenziali in caso di insolvenza.
Questo spiega perché imprese con progetti economicamente sostenibili possano incontrare difficoltà nell’ottenere finanziamenti quando la struttura patrimoniale o le garanzie disponibili non risultano sufficienti rispetto ai criteri adottati dall’istituto finanziatore.
La situazione è particolarmente frequente nelle operazioni di investimento, nelle quali il fabbisogno finanziario si manifesta anticipatamente rispetto alla generazione dei flussi economici attesi.
Il ruolo dei Confidi
I Consorzi di garanzia collettiva dei fidi, comunemente denominati Confidi, rappresentano uno degli strumenti tradizionalmente utilizzati per agevolare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese.
La loro disciplina trova riferimento nell’articolo 13 del D.L. 269/2003, convertito dalla Legge 326/2003, oltre che nelle disposizioni del Testo Unico Bancario applicabili alle diverse categorie di operatori.
Attraverso il rilascio di garanzie a favore degli istituti finanziatori, i Confidi contribuiscono alla ripartizione del rischio creditizio e possono favorire l’accesso a finanziamenti che, in assenza di tali strumenti, potrebbero risultare più difficili da ottenere.
Alcuni organismi affiancano all’attività di garanzia anche servizi di assistenza finanziaria, supportando le imprese nella predisposizione delle richieste di finanziamento e nella valutazione delle possibili soluzioni disponibili.
L’efficacia dell’intervento dipende naturalmente dalle caratteristiche dell’operazione, dalla tipologia di garanzia rilasciata, dalle convenzioni con gli istituti bancari e dai costi applicati.
Non tutti i Confidi operano con le medesime modalità e non tutte le garanzie producono gli stessi effetti sulle condizioni del finanziamento.
Per questo motivo, la scelta dell’organismo di garanzia dovrebbe essere effettuata considerando non soltanto la possibilità di ottenere il credito, ma anche la convenienza complessiva dell’operazione.
Il Fondo di Garanzia per le PMI
Un ruolo particolarmente rilevante è svolto dal Fondo di Garanzia per le PMI, istituito dalla Legge 662/1996 e successivamente interessato da numerosi interventi normativi.
Il Fondo consente, nei limiti e secondo le condizioni previste dalla disciplina vigente, di assistere le operazioni finanziarie attraverso garanzie pubbliche, intervenendo direttamente a favore dei finanziatori oppure mediante meccanismi di riassicurazione e controgaranzia.
L’obiettivo è favorire l’accesso al credito delle imprese ammissibili, riducendo una parte del rischio sostenuto dagli intermediari finanziari.
L’intervento pubblico non elimina comunque la necessità di una valutazione del merito creditizio da parte della banca, che conserva la propria autonomia nella decisione di concedere il finanziamento.
Occorre inoltre considerare che le percentuali di copertura e le condizioni di accesso al Fondo variano in funzione della normativa applicabile, delle caratteristiche dell’impresa e della tipologia di operazione.
L’eventuale combinazione tra garanzia consortile e garanzia pubblica richiede quindi un’attenta verifica delle modalità operative e della convenienza economica.
In alcune situazioni il ricorso a un Confidi può rappresentare una soluzione particolarmente utile; in altre, l’accesso diretto alla garanzia pubblica tramite l’istituto finanziatore può risultare più semplice o meno oneroso.
Non esiste, pertanto, una soluzione valida indistintamente per tutte le imprese.
Garanzie e costo complessivo del finanziamento
Un aspetto che merita attenzione riguarda il costo effettivo dell’operazione.
Nella valutazione delle proposte bancarie, l’analisi non dovrebbe limitarsi al tasso di interesse, ma comprendere anche le commissioni di istruttoria, gli eventuali costi delle garanzie, le spese accessorie e le condizioni contrattuali.
L’intervento di un Confidi può contribuire a migliorare le condizioni applicate dalla banca, ma il beneficio deve essere valutato tenendo conto anche degli oneri sostenuti per ottenere e mantenere la garanzia.
La comparazione tra diverse soluzioni finanziarie dovrebbe quindi essere effettuata a parità di importo, durata e modalità di rimborso, considerando il costo complessivo e gli eventuali ulteriori vincoli richiesti.
È inoltre opportuno verificare se l’intervento della garanzia consenta effettivamente di ridurre le ulteriori garanzie richieste all’impresa o ai soci.
Questo aspetto assume particolare rilevanza nelle PMI, dove il ricorso alle fideiussioni personali degli imprenditori continua a essere frequente.
La presenza di una garanzia consortile o pubblica non comporta necessariamente l’esclusione di ulteriori garanzie personali, che devono essere valutate nell’ambito delle condizioni complessive dell’operazione.
La pianificazione finanziaria come elemento di affidabilità
L’accesso al credito rimane strettamente collegato alla capacità dell’impresa di rappresentare correttamente la propria situazione economica e finanziaria.
La disponibilità di bilanci regolarmente approvati e di situazioni contabili aggiornate costituisce un requisito informativo importante, ma nelle operazioni di investimento e sviluppo assume particolare rilievo anche la documentazione previsionale.
Un piano economico-finanziario dovrebbe consentire di comprendere le finalità del finanziamento, la destinazione delle risorse, i risultati economici attesi e soprattutto la capacità dell’impresa di sostenere gli impegni finanziari derivanti dall’operazione.
L’analisi dei flussi di cassa prospettici, dell’indebitamento esistente e del rapporto tra risorse generate e servizio del debito permette di valutare la sostenibilità del finanziamento in modo più completo rispetto alla sola osservazione dei risultati storici.
In questo ambito, indicatori quali il Debt Service Coverage Ratio (DSCR), la posizione finanziaria netta e il rapporto tra indebitamento ed EBITDA possono offrire elementi utili, purché interpretati in relazione alle caratteristiche dell’impresa e del settore di appartenenza.
La qualità delle informazioni gestionali assume quindi un’importanza crescente anche nel rapporto con gli istituti finanziatori.
Il tema si collega direttamente agli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili previsti dall’articolo 2086 del Codice civile, che richiedono alle imprese interessate di dotarsi di strumenti idonei anche a rilevare tempestivamente eventuali situazioni di squilibrio.
Una struttura amministrativa capace di produrre informazioni aggiornate, attendibili e coerenti con le prospettive aziendali contribuisce a migliorare la qualità del confronto con il sistema bancario.
La scelta delle garanzie nella strategia finanziaria dell’impresa
L’utilizzo degli strumenti di garanzia dovrebbe essere valutato nell’ambito della complessiva strategia finanziaria aziendale.
Un’impresa che intende realizzare un investimento deve innanzitutto definire correttamente il fabbisogno, individuare la quota sostenibile attraverso mezzi propri e determinare l’ammontare e la durata dell’eventuale finanziamento esterno.
Soltanto successivamente appare opportuno valutare le diverse possibilità di copertura del rischio offerte dal sistema delle garanzie.
La distinzione è importante perché la disponibilità di una garanzia non dovrebbe indurre l’impresa ad assumere un indebitamento superiore alla propria capacità di rimborso.
Allo stesso modo, il ricorso continuativo a garanzie esterne per finanziare esigenze ordinarie di liquidità può richiedere un approfondimento della struttura finanziaria aziendale, soprattutto quando tali esigenze derivano da squilibri persistenti nella gestione del capitale circolante o da una insufficiente generazione di cassa.
In questi casi, gli strumenti di garanzia possono agevolare temporaneamente l’accesso alle risorse finanziarie, ma non sostituiscono gli eventuali interventi necessari sul piano gestionale, economico e patrimoniale.
La valutazione dovrebbe quindi comprendere anche possibili alternative, quali il rafforzamento dei mezzi propri, la revisione delle scadenze dell’indebitamento, una diversa gestione del capitale circolante o il ricorso ad altri strumenti finanziari.
Considerazioni finali
I Confidi e il Fondo di Garanzia per le PMI costituiscono componenti importanti del sistema di sostegno al credito e possono offrire un contributo concreto alle imprese che intendono realizzare investimenti o sostenere programmi di sviluppo.
La loro utilità deve tuttavia essere valutata in relazione alle caratteristiche dell’impresa, alla sostenibilità del finanziamento e alle condizioni economiche complessive dell’operazione.
Nel rapporto con il sistema bancario, la disponibilità di garanzie rimane un elemento rilevante, ma assume crescente importanza anche la capacità dell’impresa di presentare informazioni finanziarie attendibili, programmi di investimento coerenti e previsioni realistiche dei flussi di cassa.
In questo contesto, l’attività di consulenza finanziaria e di pianificazione può contribuire a individuare le soluzioni più appropriate, evitando che la ricerca di garanzie diventi l’unico elemento sul quale costruire la richiesta di credito.
L’obiettivo rimane quello di assicurare all’impresa una struttura finanziaria equilibrata, nella quale il ricorso al credito bancario e agli strumenti di garanzia sia coerente con le effettive capacità economiche e con le prospettive di sviluppo dell’attività
Box – Riferimenti normativi e di prassi
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D.L. 269/2003, art. 13, convertito dalla Legge 326/2003 – Disciplina dell’attività dei Confidi.
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Legge 662/1996, art. 2, comma 100, lett. a) – Istituzione del Fondo di Garanzia per le PMI.
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D.Lgs. 385/1993 (TUB), artt. 106 e 112 – Disciplina degli intermediari finanziari e dei Confidi.
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Codice civile, art. 2086 – Assetti organizzativi, amministrativi e contabili dell’impresa.
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EBA/GL/2020/06 – Orientamenti sulla concessione e sul monitoraggio dei prestiti.
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Fondo di Garanzia per le PMI – Disposizioni operative e circolari applicabili alle operazioni finanziarie.