Il valore non nasce dal DCF: nasce dal vantaggio competitivo

Capire il perché. Scegliere il come.

Quando mi viene chiesto di valutare un’azienda, una startup o un progetto imprenditoriale, spesso la prima domanda che ricevo è:

“Quale metodo utilizzerai per determinare il valore?”

DCF, multipli di mercato, metodo patrimoniale, metodo misto, transazioni comparabili.

Tutte metodologie corrette.

Tutti strumenti utili.

Ma raramente rappresentano il vero punto di partenza.

Negli anni ho maturato una convinzione che può apparire controcorrente: il valore di un’impresa non nasce dal metodo di valutazione utilizzato.

Il valore nasce molto prima.

Nasce dalla capacità dell’impresa di costruire e mantenere un vantaggio competitivo.

Il resto è semplicemente una conseguenza.

Prendiamo ad esempio il DCF, il cosiddetto Discounted Cash Flow, probabilmente una delle metodologie più utilizzate nella finanza aziendale.

In termini molto semplici, il DCF cerca di stimare quanto valgano oggi i flussi finanziari che un’impresa sarà in grado di generare in futuro.

In altre parole, prova a rispondere a una domanda apparentemente semplice:

Quanto vale oggi la ricchezza che l’azienda produrrà domani?

È una metodologia estremamente valida.

Ma contiene un presupposto fondamentale.

Qualcuno deve prima spiegare perché quei flussi finanziari dovrebbero realmente esistere.

Perché l’azienda dovrebbe crescere?

Perché dovrebbe mantenere i propri margini?

Perché dovrebbe continuare a generare utili?

Perché i clienti dovrebbero continuare a sceglierla?

E soprattutto:

Perché i concorrenti non dovrebbero riuscire a fare meglio?

Sono queste le domande che determinano il valore.

Non il foglio Excel.

Quando incontro un imprenditore, prima ancora di analizzare il bilancio, cerco sempre di comprendere cosa renda la sua impresa diversa dalle altre.

Qual è il motivo per cui il mercato la sceglie?

Qual è l’elemento che la distingue?

Qual è la barriera che impedisce ai concorrenti di replicarne il successo?

Talvolta si tratta di una tecnologia proprietaria.

Altre volte di un brevetto.

In altri casi ancora di una rete commerciale costruita nel tempo, di un marchio riconosciuto dal mercato, di competenze tecniche particolarmente difficili da replicare o semplicemente di una capacità imprenditoriale superiore alla media.

Qualunque sia la forma che assume, il vantaggio competitivo rappresenta il vero generatore di valore.

Pensiamo a due aziende che presentano lo stesso fatturato e lo stesso EBITDA.

Se ci limitassimo ai numeri, potremmo essere portati a ritenere che abbiano lo stesso valore.

Nella realtà spesso accade esattamente il contrario.

Una delle due potrebbe operare in un settore altamente competitivo, senza particolari barriere all’ingresso e con clienti facilmente sostituibili.

L’altra potrebbe possedere una tecnologia esclusiva, un portafoglio clienti consolidato o una posizione di mercato difficilmente attaccabile.

I risultati economici attuali sono identici.

Le prospettive future no.

Ed è proprio nelle prospettive future che si forma il valore.

Questo concetto diventa ancora più evidente quando analizziamo startup innovative e PMI innovative.

Molte di queste realtà presentano risultati economici modesti o addirittura perdite nei primi anni di attività.

Se il valore dipendesse esclusivamente dai risultati attuali, dovrebbero valere poco o nulla.

Eppure attirano investitori, raccolgono capitali e sviluppano percorsi di crescita significativi.

Perché?

Perché il mercato non sta acquistando i risultati di oggi.

Sta acquistando la possibilità di ottenere risultati importanti domani.

Sta acquistando una tecnologia.

Un brevetto.

Un software.

Un modello di business innovativo.

Una soluzione ad un problema che altri non sono ancora riusciti a risolvere.

In definitiva, sta acquistando un vantaggio competitivo.

Per questo motivo ritengo che una valutazione aziendale non debba mai essere considerata un semplice esercizio matematico.

La matematica arriva dopo.

Prima vengono la strategia, il mercato, il modello di business, il posizionamento competitivo e la capacità dell’impresa di creare valore nel tempo.

Solo successivamente si sceglie il metodo più adatto per trasformare queste considerazioni in una valutazione economica.

DCF, multipli, metodi patrimoniali o reddituali rappresentano il “come”.

La vera domanda riguarda il “perché”.

Perché questa impresa continuerà a creare valore nei prossimi anni?

Quando troviamo una risposta credibile a questa domanda, il metodo di valutazione diventa quasi una conseguenza naturale.

Perché il valore non nasce dal DCF.

Nasce dal vantaggio competitivo.

Capire il perché. Scegliere il come.

Quando un imprenditore mi chiede quanto vale la propria azienda, raramente parto dai numeri.

La prima domanda che pongo è sempre un’altra:

“Qual è il vostro vantaggio competitivo e perché dovrebbe continuare a esistere tra cinque anni?”

Molto spesso la risposta a questa domanda determina il successo di una valutazione, di una richiesta di finanziamento, dell’ingresso di un investitore, di un’operazione straordinaria o di un passaggio generazionale.

Se desiderate comprendere il reale valore della vostra impresa, prima ancora del metodo di valutazione da utilizzare, i professionisti di Semplify my Business saranno lieti di approfondire insieme il vostro modello di business, le sue prospettive di sviluppo e gli elementi che lo rendono unico sul mercato.

Perché il valore si misura con i numeri, ma nasce dalla strategia.