Nell’affrontare una situazione di crisi o di tensione finanziaria, l’attenzione viene normalmente concentrata sulla capacità dell’impresa di proseguire l’attività, sulla sostenibilità del debito e sulle possibili soluzioni da proporre ai creditori.
Nell’ambito della composizione negoziata assume però particolare importanza anche un altro elemento: il valore di liquidazione dell’impresa.
La sua determinazione consente di stimare quale potrebbe essere il risultato economico per i creditori qualora il percorso di risanamento non fosse realizzabile e si arrivasse alla liquidazione del patrimonio aziendale. È quindi un riferimento essenziale per valutare la convenienza delle soluzioni che vengono prospettate nel corso delle trattative.
In termini pratici, prima di chiedere a una banca di allungare un finanziamento, a un fornitore di accettare una dilazione o agli altri creditori di aderire a una proposta, è opportuno conoscere quale sarebbe presumibilmente il loro livello di soddisfacimento nello scenario alternativo della liquidazione.
È da questo confronto che può partire una negoziazione fondata su elementi economici concreti.
Il valore contabile non è il valore di liquidazione
La determinazione del valore di liquidazione richiede innanzitutto di superare una lettura puramente contabile del patrimonio.
I valori iscritti in bilancio non rappresentano necessariamente gli importi che potrebbero essere realizzati attraverso la vendita dei beni. Questo vale per gli immobili, ma anche per impianti, attrezzature, rimanenze, crediti e partecipazioni.
Un bene strumentale, ad esempio, può avere un determinato valore all’interno di un’azienda in funzionamento e un valore sensibilmente inferiore se deve essere venduto separatamente. Lo stesso vale per il magazzino, mentre per i crediti occorre considerare non soltanto il loro valore nominale, ma anche l’effettiva possibilità e i tempi di recupero.
Alla valutazione degli attivi devono poi essere affiancati i costi necessari alla loro liquidazione e gli effetti derivanti dai tempi di realizzo.
Il risultato che interessa non è quindi il valore complessivo dei beni aziendali, ma quanto potrebbe effettivamente rendersi disponibile per soddisfare i creditori, tenendo conto delle caratteristiche degli attivi, delle condizioni di mercato, dei costi della procedura e dei tempi necessari.
Un riferimento per valutare la proposta ai creditori
Una volta determinato, il valore di liquidazione permette di costruire un confronto tra lo scenario della liquidazione e quello previsto dal piano di risanamento.
Supponiamo, in modo molto semplificato, che dalla liquidazione un determinato creditore possa ragionevolmente attendersi un recupero pari al 60% del proprio credito. Questo dato diventa inevitabilmente uno degli elementi da considerare nella formulazione della proposta.
Il piano potrebbe prevedere una percentuale di soddisfacimento superiore, oppure un pagamento integrale ma dilazionato nel tempo. Potrebbero essere previste dismissioni selettive, nuova finanza, interventi dei soci o flussi generati dalla prosecuzione dell’attività.
In ogni caso, la proposta dovrebbe essere letta insieme alla sua alternativa.
Questo tipo di impostazione è particolarmente utile anche nel confronto con gli istituti finanziari. Una richiesta di moratoria, di allungamento delle scadenze o di riorganizzazione dell’esposizione assume infatti una consistenza diversa quando è accompagnata dalla rappresentazione di ciò che accadrebbe in assenza dell’accordo.
La valutazione deve essere concreta e documentata
La qualità della stima diventa quindi particolarmente importante.
Per gli immobili possono essere necessarie valutazioni aggiornate che tengano conto non soltanto del valore ordinario di mercato, ma anche delle presumibili condizioni e dei tempi di vendita.
Per i crediti occorre analizzarne l’effettiva esigibilità. Per le rimanenze devono essere considerate la commerciabilità e l’eventuale necessità di procedere a vendite accelerate. Per impianti e macchinari è necessario distinguere il valore che possono avere all’interno del processo produttivo da quello ottenibile attraverso una vendita separata.
A questi elementi si aggiungono i costi della liquidazione: spese professionali, costi di gestione e conservazione degli attivi, oneri necessari alla loro vendita e, più in generale, tutti i costi che incidono sul valore finale disponibile.
Ne deriva che il valore di liquidazione non dovrebbe essere determinato applicando percentuali standard ai valori di bilancio. La valutazione deve essere costruita sulla situazione concreta dell’impresa e supportata, quando necessario, da perizie, dati di mercato e analisi specifiche.
Liquidazione e continuità a confronto
Trovo particolarmente utile rappresentare, già nelle prime fasi del lavoro, due scenari distinti.
Il primo considera l’ipotesi liquidatoria e cerca di determinare il valore che potrebbe essere ottenuto attraverso la realizzazione degli attivi, al netto dei relativi costi e nel rispetto delle cause di prelazione.
Il secondo considera invece la prosecuzione dell’attività sulla base del piano predisposto dall’impresa. In questo caso entrano nella valutazione i flussi finanziari prospettici, le eventuali dismissioni programmate, l’apporto dei soci, la nuova finanza e gli effetti della rinegoziazione dell’indebitamento.
Il confronto consente di evidenziare in modo abbastanza immediato se la continuità aziendale è in grado di preservare un valore che, nello scenario liquidatorio, andrebbe almeno in parte perduto.
Questo aspetto assume rilievo soprattutto nelle imprese nelle quali una parte significativa del valore dipende dal funzionamento dell’organizzazione nel suo complesso. Clientela, personale, contratti, capacità produttiva e relazioni commerciali possono avere un valore rilevante in continuità, ma risultare difficilmente monetizzabili quando l’attività viene interrotta.
Uno strumento utile anche nella negoziazione
Per queste ragioni il valore di liquidazione può essere utilizzato anche come elemento concreto nella gestione delle trattative.
Quando ai creditori viene presentato un piano, è utile che sia comprensibile non soltanto quanto e quando verranno pagati, ma anche quale sarebbe il risultato presumibile nello scenario alternativo.
La proposta può così essere accompagnata da una comparazione tra il soddisfacimento previsto dal piano, i relativi tempi e il presumibile recupero derivante dalla liquidazione.
Naturalmente il confronto non può essere esclusivamente numerico. Una somma disponibile immediatamente non è equivalente alla stessa somma incassabile dopo alcuni anni e, allo stesso modo, una previsione contenuta in un piano presenta un grado di rischio diverso rispetto a un valore già disponibile. Tempi, probabilità di realizzo e sostenibilità delle previsioni devono quindi essere considerati insieme agli importi.
Un dato da aggiornare durante il percorso
La composizione negoziata può svilupparsi nell’arco di diversi mesi e, durante questo periodo, la situazione dell’impresa può cambiare.
Possono essere ceduti alcuni beni, possono modificarsi le prospettive di incasso dei crediti, possono entrare nuovi investitori oppure cambiare le condizioni del mercato. Anche l’andamento economico dell’impresa può risultare migliore o peggiore rispetto alle previsioni iniziali.
Per questo motivo il valore di liquidazione non dovrebbe essere considerato un dato acquisito una volta per tutte. Nei percorsi più articolati può essere opportuno aggiornarlo e verificare che continui ad essere coerente con il piano e con le proposte formulate ai creditori.
Una base concreta per costruire il risanamento
L’utilità del valore di liquidazione emerge soprattutto quando viene utilizzato fin dall’inizio dell’analisi.
Permette di comprendere la situazione patrimoniale effettiva dell’impresa, offre un riferimento nella costruzione delle proposte e aiuta a misurare il valore che può essere conservato attraverso la continuità aziendale.
In questa prospettiva, la composizione negoziata non dovrebbe essere affrontata partendo esclusivamente dall’ammontare dei debiti e dalla necessità di ottenere nuove scadenze. È preferibile costruire un quadro che metta insieme patrimonio, capacità prospettica di generare cassa, valore di liquidazione e trattamento previsto per i creditori.
La qualità di un percorso di risanamento dipende anche dalla capacità di rappresentare in modo trasparente queste alternative e di dimostrare, attraverso dati attendibili, la sostenibilità e la convenienza della soluzione proposta.
È su questa base che il valore di liquidazione diventa uno strumento operativo, oltre che un riferimento previsto nell’ambito della disciplina della crisi d’impresa.