Il credito bancario rappresenta uno strumento fondamentale per le imprese, ma la disponibilità di nuova finanza non coincide necessariamente con il miglioramento degli equilibri aziendali.
Nell’attività di consulenza aziendale capita spesso di confrontarsi con imprenditori che considerano la concessione di un nuovo finanziamento come la soluzione a una situazione di difficoltà finanziaria. La disponibilità della banca a mantenere o incrementare gli affidamenti viene generalmente interpretata come un segnale positivo, una conferma della solidità dell’impresa e della fiducia che il sistema creditizio continua a riporre nella sua capacità di operare.
È una valutazione comprensibile, ma non sempre corretta.
Il credito bancario svolge una funzione essenziale nel finanziamento dell’attività d’impresa. Consente di sostenere gli investimenti, finanziare il capitale circolante, accompagnare la crescita e gestire gli inevitabili disallineamenti temporali tra incassi e pagamenti. Tuttavia, quando il ricorso al credito diventa sistematico e viene utilizzato per compensare squilibri economici o finanziari che l’attività ordinaria non riesce a riassorbire, è necessario interrogarsi sulla reale utilità di un ulteriore indebitamento.
Il problema non riguarda tanto la disponibilità della banca a finanziare l’impresa, quanto la capacità di quest’ultima di sostenere il debito attraverso i flussi finanziari generati dalla propria gestione.
Comprendere le ragioni del fabbisogno finanziario
Prima di valutare un nuovo finanziamento sarebbe opportuno comprendere da cosa derivi il fabbisogno di liquidità.
Un’impresa economicamente equilibrata può attraversare momenti di tensione finanziaria dovuti alla crescita del fatturato, all’incremento delle scorte, all’allungamento dei tempi di incasso o alla realizzazione di nuovi investimenti. In queste circostanze il ricorso al credito può rappresentare una scelta del tutto coerente con le esigenze aziendali, purché gli strumenti utilizzati siano adeguati alla durata e alla natura del fabbisogno.
La situazione è diversa quando la necessità di liquidità deriva da una marginalità insufficiente, da perdite operative ricorrenti, da un capitale circolante gestito in modo inefficiente o da una struttura dei costi non più sostenibile.
In questi casi, l’ottenimento di nuova finanza può consentire di rispettare le scadenze immediate, ma difficilmente modifica le condizioni che hanno determinato lo squilibrio.
Si pensi a un’impresa che utilizza stabilmente gli affidamenti bancari per finanziare l’attività corrente e che, progressivamente, richiede ulteriori linee di credito per far fronte ai pagamenti verso fornitori, dipendenti ed enti previdenziali. La concessione di nuovi affidamenti può migliorare temporaneamente la liquidità disponibile, ma se la gestione continua ad assorbire risorse finanziarie senza generare flussi sufficienti, il problema tenderà a ripresentarsi.
Nel frattempo, l’impresa avrà incrementato il proprio indebitamento e gli oneri finanziari, riducendo ulteriormente i margini di manovra.
Non significa che il finanziamento sia necessariamente sbagliato. Significa piuttosto che deve essere inserito in un percorso capace di intervenire sulle cause del fabbisogno e non soltanto sui suoi effetti.
Il rischio di confondere la disponibilità del credito con l’equilibrio finanziario
Un aspetto che merita particolare attenzione riguarda l’utilizzo delle linee di credito a breve termine.
In molte imprese gli affidamenti bancari rappresentano una componente stabile delle fonti di finanziamento. Si tratta di una situazione frequente e non necessariamente indicativa di difficoltà, soprattutto quando gli utilizzi sono coerenti con l’andamento del capitale circolante e con i cicli operativi aziendali.
Diventa invece opportuno approfondire la situazione quando le linee di credito risultano costantemente utilizzate al limite della disponibilità concessa, senza una significativa rotazione e senza prospettive di riduzione.
In questi casi, una parte del fabbisogno che viene formalmente finanziata a breve termine potrebbe avere, nella sostanza, natura permanente.
La conseguenza è una struttura finanziaria potenzialmente fragile, nella quale la continuità dei pagamenti dipende dal mantenimento degli affidamenti e dalla disponibilità delle banche a rinnovarli.
Un eventuale ridimensionamento delle linee, una modifica delle condizioni applicate o una riduzione della capacità di credito dell’impresa potrebbero determinare tensioni anche rilevanti.
Per questo motivo, nell’analisi finanziaria non è sufficiente conoscere l’ammontare degli affidamenti disponibili. Occorre valutarne l’utilizzo, la rotazione, il costo, le scadenze e soprattutto la coerenza con le esigenze effettive dell’attività aziendale.
La valutazione della banca e quella dell’impresa
La banca e l’impresa osservano la medesima operazione finanziaria da prospettive differenti.
L’istituto di credito deve valutare il merito creditizio del richiedente, la sua capacità di rimborso, i rischi dell’operazione e le eventuali garanzie disponibili. Le linee guida dell’Autorità bancaria europea sulla concessione e sul monitoraggio dei prestiti, EBA/GL/2020/06, attribuiscono particolare importanza alla valutazione della capacità del debitore di adempiere alle proprie obbligazioni e alla qualità delle informazioni economico-finanziarie utilizzate.
La concessione del credito, tuttavia, non costituisce una certificazione della sostenibilità complessiva della gestione aziendale.
L’impresa deve svolgere una valutazione più ampia, considerando gli effetti del finanziamento sulla propria struttura patrimoniale, sulla redditività e sulla capacità prospettica di generare liquidità.
Un finanziamento può essere correttamente deliberato dalla banca e, allo stesso tempo, risultare poco opportuno per l’impresa, ad esempio perché destinato a sostenere attività con marginalità insufficiente oppure perché comporta impegni di rimborso non coerenti con i flussi finanziari attesi.
La valutazione dovrebbe quindi riguardare non soltanto la possibilità di ottenere il finanziamento, ma anche la convenienza economica dell’operazione e la sua sostenibilità nel tempo.
È una distinzione importante, perché sposta l’attenzione dalla disponibilità delle risorse alla qualità delle decisioni con cui vengono impiegate.
La pianificazione finanziaria come strumento di gestione
La pianificazione finanziaria dovrebbe rappresentare il punto di partenza di qualsiasi decisione significativa in materia di indebitamento.
Attraverso un’adeguata previsione dei flussi di cassa è possibile comprendere come si formerà il fabbisogno finanziario, quali risorse saranno generate dalla gestione e in quale misura potranno essere destinate al rimborso dei debiti.
Non è necessario che ogni impresa disponga di sistemi particolarmente complessi. Anche strumenti relativamente semplici, purché costruiti su dati attendibili e aggiornati regolarmente, possono fornire informazioni utili.
Un budget di tesoreria, un’analisi dell’andamento del capitale circolante e un piano economico-finanziario coerente con le prospettive aziendali consentono di individuare con maggiore precisione le esigenze di finanziamento e di verificarne la sostenibilità.
Per le imprese maggiormente strutturate, queste analisi possono essere integrate con indicatori di copertura del servizio del debito, analisi di sensitività e simulazioni degli effetti derivanti da variazioni dei ricavi, dei margini o dei tempi di incasso.
Il valore di questi strumenti non risiede soltanto nella possibilità di presentare informazioni più complete agli istituti di credito. La loro funzione principale è supportare l’imprenditore e gli amministratori nell’assunzione delle decisioni.
Una pianificazione correttamente utilizzata può evidenziare, ad esempio, che un fabbisogno apparentemente temporaneo è destinato a permanere, oppure che un investimento economicamente conveniente determina tensioni finanziarie incompatibili con le risorse disponibili.
Sono informazioni che consentono di intervenire prima che le difficoltà si manifestino attraverso il mancato rispetto delle scadenze.
Il collegamento con gli adeguati assetti organizzativi
La necessità di disporre di strumenti di pianificazione e controllo trova oggi un preciso riferimento anche nella disciplina degli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili.
L’articolo 2086, secondo comma, del Codice civile richiede agli imprenditori che operano in forma societaria o collettiva di istituire assetti adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale.
L’articolo 3 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, D.Lgs. 14/2019, individua tra gli obiettivi degli assetti anche la verifica della sostenibilità dei debiti e delle prospettive di continuità aziendale almeno per i dodici mesi successivi.
Queste disposizioni hanno contribuito a rafforzare l’importanza della dimensione prospettica nella gestione aziendale.
La verifica dell’equilibrio finanziario non può più essere affidata esclusivamente all’analisi dei risultati consuntivi o alla constatazione della disponibilità di liquidità in un determinato momento.
È necessario che l’organizzazione amministrativa sia in grado di produrre informazioni utili a comprendere l’evoluzione della gestione e a individuare tempestivamente eventuali criticità.
In questo contesto, la pianificazione finanziaria assume una funzione che va oltre la predisposizione dei documenti richiesti dalle banche, diventando parte del sistema di governo dell’impresa.
Naturalmente, gli strumenti devono essere proporzionati alle dimensioni, alla complessità e alle caratteristiche dell’attività esercitata. L’obiettivo non è introdurre ulteriori adempimenti formali, ma rendere disponibili informazioni che permettano di assumere decisioni più consapevoli.
Ristrutturare il debito può essere una scelta di buona gestione
Quando si parla di ristrutturazione finanziaria si tende spesso ad associare il termine a situazioni di crisi o di difficoltà aziendale.
In realtà, la revisione della struttura dell’indebitamento può rappresentare una normale attività di gestione finanziaria, anche in imprese che presentano risultati economici positivi.
Un’azienda che finanzia investimenti durevoli attraverso affidamenti a breve termine potrebbe trarre beneficio dalla sostituzione di una parte di tali esposizioni con finanziamenti a medio-lungo termine, purché sostenibili e coerenti con la vita utile degli investimenti.
Analogamente, la rinegoziazione delle scadenze, la razionalizzazione dei rapporti bancari e la revisione del rapporto tra capitale proprio e capitale di terzi possono contribuire a migliorare la stabilità finanziaria.
L’operazione deve però essere valutata nel suo complesso.
Allungare la durata del debito può ridurre l’impegno finanziario periodico, ma comportare un incremento degli interessi complessivamente sostenuti. Inoltre, la riduzione delle rate non determina automaticamente un miglioramento della redditività o della capacità dell’impresa di generare cassa.
Per questo motivo, una ristrutturazione finanziaria dovrebbe essere accompagnata da un’analisi delle prospettive economiche e, quando necessario, da interventi sulla gestione operativa.
La finalità non dovrebbe essere soltanto quella di rendere più agevoli le scadenze, ma di costruire una struttura finanziaria compatibile con le effettive capacità dell’impresa.
Il ruolo del consulente nel rapporto tra impresa e sistema bancario
In questo scenario assume particolare importanza il ruolo della consulenza aziendale.
L’assistenza nei rapporti con il sistema bancario non dovrebbe esaurirsi nella predisposizione di business plan, situazioni contabili e documentazione necessaria per ottenere un finanziamento.
Queste attività sono certamente importanti, ma rappresentano soltanto una parte del lavoro.
Il contributo del consulente dovrebbe iniziare dall’analisi delle esigenze aziendali, dalla comprensione delle cause del fabbisogno finanziario e dalla valutazione delle possibili alternative.
In alcune situazioni la soluzione più appropriata sarà effettivamente il ricorso a nuova finanza. In altre potrà risultare preferibile intervenire sulla gestione del capitale circolante, rivedere le condizioni commerciali, migliorare la marginalità, ridurre determinati costi oppure rafforzare la patrimonializzazione.
Nei casi più complessi potrà essere necessario affrontare un percorso di riequilibrio economico-finanziario o valutare gli strumenti previsti dall’ordinamento per la gestione delle situazioni di difficoltà.
Ciò che conta è che la scelta dello strumento finanziario sia conseguente all’analisi delle condizioni aziendali e non rappresenti una risposta automatica alla necessità di liquidità.
Il consulente, proprio per la posizione di osservazione complessiva che può assumere, dovrebbe contribuire a sviluppare questa consapevolezza, anche quando ciò comporta suggerire all’imprenditore di rinunciare, rinviare o ridimensionare un finanziamento che la banca sarebbe disponibile a concedere.
Considerazioni conclusive
Il rapporto con il sistema bancario rimane una componente fondamentale della gestione finanziaria delle imprese. La disponibilità di credito rappresenta una risorsa importante, ma deve essere valutata in relazione alle caratteristiche dell’attività, alle prospettive economiche e alla capacità di generare flussi finanziari adeguati.
La concessione di un finanziamento non dovrebbe essere considerata, di per sé, un indicatore di equilibrio aziendale, così come il mancato accoglimento di una richiesta non implica necessariamente l’assenza di prospettive per l’impresa.
In entrambi i casi è opportuno comprendere le ragioni della decisione e valutarne le conseguenze sulla gestione.
L’esperienza professionale dimostra quanto sia importante affrontare questi temi con anticipo, evitando che le scelte finanziarie vengano assunte esclusivamente in risposta a situazioni di urgenza.
Una corretta pianificazione, un sistema di controllo adeguato e una valutazione consapevole delle alternative consentono di utilizzare il credito bancario per ciò che dovrebbe essere: uno strumento al servizio dell’attività d’impresa e dei suoi programmi di sviluppo.
La capacità di ottenere finanziamenti rimane certamente importante. Ancora più importante, però, è saper valutare quando, quanto e a quali condizioni sia opportuno utilizzarli.