La bancabilità delle PMI: dal bilancio alla sostenibilità finanziaria

L’evoluzione dei criteri di valutazione del merito creditizio e il ruolo della pianificazione finanziaria nel rapporto tra imprese e banche.

 

Il rapporto tra banche e imprese sta progressivamente cambiando. Non si tratta necessariamente di una minore disponibilità del sistema bancario a finanziare le attività produttive, quanto piuttosto di una crescente attenzione alle condizioni economiche e finanziarie che consentono alle imprese di sostenere nel tempo gli impegni assunti.

Il bilancio d’esercizio continua a rappresentare un riferimento fondamentale nella valutazione del merito creditizio, ma la sua lettura viene sempre più spesso accompagnata da analisi prospettiche, verifiche sui flussi di cassa e valutazioni sulla capacità dell’impresa di affrontare eventuali situazioni di difficoltà.

È un cambiamento che interessa in modo particolare le piccole e medie imprese, tradizionalmente abituate a costruire il rapporto con gli istituti finanziatori sulla base dei risultati economici conseguiti, della consistenza patrimoniale e delle garanzie disponibili.

Oggi questi elementi, pur mantenendo la loro importanza, non sempre risultano sufficienti a sostenere una richiesta di finanziamento.

Un’impresa può presentare un bilancio in utile, un patrimonio netto adeguato e una situazione debitoria apparentemente equilibrata, ma incontrare comunque difficoltà nell’ottenere nuove linee di credito. La spiegazione risiede spesso nella differenza tra la capacità di produrre reddito e quella di generare liquidità nei tempi necessari per rispettare gli impegni finanziari.

La valutazione bancaria guarda sempre più al futuro

Il bilancio consente di analizzare i risultati raggiunti dall’impresa e di comprendere come si sia evoluta la sua struttura economica, patrimoniale e finanziaria. La decisione di concedere un finanziamento, tuttavia, riguarda necessariamente la capacità futura dell’azienda di restituire le somme ricevute.

Per questo motivo, accanto ai tradizionali indicatori di redditività, patrimonializzazione e indebitamento, assumono maggiore rilevanza la previsione dei flussi finanziari, la sostenibilità delle rate dei finanziamenti e la capacità di mantenere un equilibrio di tesoreria anche in presenza di condizioni operative meno favorevoli.

Questa impostazione trova riscontro negli orientamenti dell’Autorità Bancaria Europea, in particolare nelle Guidelines on Loan Origination and Monitoring (EBA/GL/2020/06), che richiamano l’importanza di una valutazione documentata della capacità di rimborso del debitore e di un adeguato monitoraggio del rischio creditizio.

Le garanzie continuano a rappresentare un elemento rilevante, ma non dovrebbero sostituire l’analisi della capacità dell’impresa di rimborsare il finanziamento attraverso i flussi generati dalla propria attività.

Nella pratica, questo significa che la banca non si limita a verificare quanto l’impresa abbia guadagnato, ma cerca di comprendere come i risultati economici potranno trasformarsi in disponibilità finanziarie effettive.

Un’impresa redditizia può avere difficoltà finanziarie

La distinzione tra redditività e liquidità è particolarmente importante nelle PMI, dove la gestione del capitale circolante può incidere sensibilmente sugli equilibri finanziari.

Un incremento del fatturato, ad esempio, non produce necessariamente un miglioramento immediato della liquidità. Se le maggiori vendite comportano un aumento dei crediti verso clienti e delle scorte, l’impresa può trovarsi a finanziare una parte crescente della propria attività prima di incassare i relativi ricavi.

Allo stesso modo, un risultato economico positivo può convivere con un’elevata esposizione bancaria, con un utilizzo continuativo degli affidamenti a breve termine oppure con scadenze finanziarie concentrate in determinati periodi dell’anno.

Per comprendere meglio il fenomeno, possiamo considerare il caso di una PMI che presenti i seguenti dati annuali, volutamente semplificati:

Indicatore Valore
Fatturato € 5.000.000
EBITDA € 500.000
Ammortamenti € 150.000
Oneri finanziari € 80.000
Risultato ante imposte € 270.000
Rimborso annuo capitale finanziamenti € 300.000

L’impresa presenta un EBITDA pari al 10% del fatturato e un risultato economico positivo. Una lettura limitata al conto economico potrebbe quindi suggerire una situazione soddisfacente.

Supponiamo tuttavia che, nel corso dell’esercizio successivo, l’allungamento dei tempi di incasso e l’aumento delle scorte determinino un assorbimento aggiuntivo di capitale circolante pari a 180.000 euro.

Ipotizzando, per semplicità, che l’EBITDA si traduca in flusso monetario operativo prima delle variazioni del capitale circolante, delle imposte e degli investimenti, e considerando ulteriori uscite per imposte e investimenti di mantenimento pari complessivamente a 70.000 euro, avremo:

Flusso finanziario Valore
EBITDA € 500.000
Assorbimento capitale circolante – € 180.000
Imposte e investimenti di mantenimento – € 70.000
Flusso disponibile per il servizio del debito € 250.000
Rate capitale e interessi € 380.000
DSCR indicativo 0,66

Il calcolo è esemplificativo e utilizza una definizione semplificata dei flussi disponibili per il servizio del debito, che nella pratica deve essere adattata alla metodologia adottata e alle caratteristiche dell’impresa.

Il risultato evidenzia comunque un aspetto significativo: nonostante la redditività positiva, i flussi finanziari ipotizzati non risultano sufficienti a coprire integralmente gli impegni finanziari dell’esercizio.

La differenza dovrà essere finanziata attraverso liquidità già disponibile, ulteriori linee di credito, apporti di capitale oppure interventi sulla gestione del capitale circolante.

La banca, nella valutazione del merito creditizio, non può trascurare questa circostanza.

Il DSCR e la verifica della sostenibilità del debito

Il Debt Service Coverage Ratio, o DSCR, è uno degli indicatori utilizzati per valutare la capacità dell’impresa di sostenere il servizio del debito attraverso i flussi finanziari disponibili.

Un valore superiore a 1 indica, in termini generali, una copertura degli impegni finanziari nel periodo considerato. Un valore inferiore segnala invece una potenziale insufficienza dei flussi rispetto alle scadenze previste.

La valutazione non può tuttavia fermarsi al singolo indicatore.

Occorre considerare la distribuzione temporale degli incassi e dei pagamenti, la stagionalità dell’attività, la presenza di riserve di liquidità, la struttura degli affidamenti e le caratteristiche dei finanziamenti in essere.

Un DSCR annuale soddisfacente, ad esempio, non esclude che l’impresa possa incontrare tensioni di tesoreria in alcuni mesi dell’esercizio.

Per questa ragione, il controllo della sostenibilità finanziaria dovrebbe essere accompagnato da una pianificazione dei flussi di cassa sufficientemente dettagliata, soprattutto nelle imprese che presentano un indebitamento significativo o programmi di investimento rilevanti.

L’importanza delle analisi di scenario

Un ulteriore elemento che assume rilievo nella valutazione bancaria riguarda la capacità dell’impresa di mantenere condizioni di equilibrio anche quando i risultati effettivi si discostano dalle previsioni.

Un piano economico-finanziario costruito esclusivamente su ipotesi favorevoli può risultare poco significativo se non viene accompagnato da una verifica delle principali variabili di rischio.

Nel caso dell’impresa precedentemente considerata, sarebbe utile valutare gli effetti di una riduzione del fatturato, di una contrazione dei margini operativi o di un ulteriore allungamento dei tempi di incasso.

Una riduzione dei ricavi del 10%, ad esempio, non determina necessariamente una diminuzione proporzionale dell’EBITDA, perché una parte dei costi aziendali può rimanere invariata. L’effetto sulla liquidità potrebbe quindi risultare più significativo di quanto suggerisca la sola variazione del fatturato.

Analogamente, un aumento dei tempi medi di incasso può assorbire risorse finanziarie anche in presenza di vendite e margini sostanzialmente stabili.

Le analisi di scenario, comunemente definite stress test, consentono di misurare questi effetti e di verificare la capacità dell’impresa di mantenere un equilibrio finanziario in condizioni meno favorevoli.

Non è necessario ricorrere a modelli particolarmente complessi. Anche simulazioni costruite su poche variabili significative possono fornire informazioni utili, purché le ipotesi siano coerenti con l’attività svolta e con i dati storici.

L’obiettivo è comprendere quali condizioni potrebbero compromettere la sostenibilità finanziaria e quali interventi sarebbero necessari per affrontarle.

Adeguati assetti e pianificazione finanziaria

L’evoluzione delle modalità di valutazione bancaria presenta diversi punti di contatto con la disciplina degli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili.

L’articolo 2086, secondo comma, del Codice civile prevede l’obbligo, per gli imprenditori che operano in forma societaria o collettiva, di istituire assetti adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale.

L’articolo 3 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, D.Lgs. 14/2019, richiama inoltre la necessità che tali assetti consentano di verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale almeno per i dodici mesi successivi.

Si tratta di disposizioni che hanno una finalità più ampia rispetto alla sola gestione del rapporto bancario, ma che producono effetti rilevanti anche sulla capacità dell’impresa di rappresentare la propria situazione finanziaria.

Una società che dispone di una contabilità aggiornata, di un budget economico, di una pianificazione finanziaria e di un sistema di monitoraggio degli scostamenti è generalmente in grado di fornire informazioni più attendibili e tempestive.

Al contrario, quando le previsioni vengono predisposte soltanto in occasione di una richiesta di finanziamento, il rischio è quello di costruire documenti poco collegati alla gestione effettiva dell’impresa.

Gli adeguati assetti non devono quindi essere considerati soltanto un obbligo normativo, ma anche uno strumento per migliorare la qualità delle decisioni aziendali e il dialogo con gli interlocutori finanziari.

Naturalmente, la loro concreta configurazione deve essere proporzionata alle dimensioni e alla complessità dell’attività. Una piccola impresa non necessita degli stessi strumenti di controllo di un gruppo industriale, ma deve comunque essere in grado di conoscere e prevedere i propri fabbisogni finanziari.

Il rapporto con la banca non si costruisce soltanto quando serve un finanziamento

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la continuità del rapporto informativo tra impresa e istituto finanziatore.

In molte realtà aziendali, la documentazione economico-finanziaria viene aggiornata e presentata alla banca soprattutto in occasione della richiesta di nuovi affidamenti, del rinnovo delle linee esistenti o della realizzazione di investimenti.

Una gestione più strutturata dovrebbe invece prevedere un confronto periodico, basato su informazioni coerenti e aggiornate.

Situazioni contabili infrannuali, andamento degli affidamenti, evoluzione della posizione finanziaria netta, previsioni di tesoreria e stato di avanzamento degli investimenti rappresentano elementi utili per consentire alla banca di comprendere l’andamento dell’attività.

Particolare attenzione dovrebbe essere dedicata anche alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia, che costituisce una fonte informativa importante nella valutazione dell’esposizione dell’impresa verso il sistema finanziario.

La presenza di sconfinamenti, l’utilizzo sistematico delle linee a breve termine e la concentrazione degli affidamenti possono influenzare la valutazione complessiva del rischio.

Il monitoraggio della Centrale dei Rischi dovrebbe pertanto rientrare nelle normali attività di controllo finanziario, consentendo di individuare tempestivamente eventuali anomalie e di verificare la coerenza tra gli affidamenti disponibili e le esigenze operative.

Un rapporto bancario basato su informazioni regolari e trasparenti non garantisce naturalmente la concessione del credito, ma può contribuire a ridurre le incertezze nella valutazione dell’impresa.

La bancabilità come risultato della gestione aziendale

La maggiore attenzione del sistema bancario verso gli aspetti prospettici non deve essere interpretata come una richiesta generalizzata di documentazione aggiuntiva.

Il tema riguarda piuttosto la capacità delle imprese di dimostrare, attraverso informazioni attendibili, la sostenibilità delle proprie decisioni economiche e finanziarie.

Il bilancio rimane essenziale, ma deve essere inserito in una lettura più ampia, capace di collegare i risultati storici alle prospettive di sviluppo e ai relativi fabbisogni.

Per una PMI questo significa, innanzitutto, conoscere con sufficiente precisione i flussi finanziari generati dall’attività, comprendere gli effetti del capitale circolante e verificare la compatibilità tra investimenti, indebitamento e capacità di rimborso.

Significa anche evitare che la pianificazione venga utilizzata esclusivamente come documento da presentare alla banca, attribuendole invece un ruolo ordinario nel governo dell’impresa.

Non tutte le difficoltà di accesso al credito dipendono dalla qualità della gestione aziendale. Le politiche degli intermediari, le condizioni dei mercati finanziari, l’andamento dei tassi e le prospettive dei singoli settori continuano a incidere sulle decisioni di finanziamento.

Resta però il fatto che un’impresa in grado di rappresentare correttamente la propria situazione, motivare le previsioni e dimostrare la sostenibilità dei propri impegni dispone di elementi più solidi per confrontarsi con il sistema bancario.

In questa prospettiva, la bancabilità non dovrebbe essere considerata una caratteristica da verificare soltanto quando si presenta la necessità di ottenere un finanziamento, ma il risultato di una gestione economica e finanziaria costantemente monitorata.

La qualità del bilancio rappresenta il punto di partenza. La capacità di trasformare i risultati economici in flussi finanziari sostenibili, anche in presenza di condizioni meno favorevoli, costituisce una parte sempre più importante della valutazione creditizia.


Riferimenti normativi e di prassi

  • EBA – EBA/GL/2020/06: Orientamenti sulla concessione e sul monitoraggio dei prestiti (Loan Origination and Monitoring).

  • Codice civile, art. 2086, comma 2: Adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili.

  • D.Lgs. 14/2019, art. 3: Adeguatezza degli assetti, sostenibilità dei debiti e continuità aziendale.

  • Banca d’Italia – Circolare n. 139/1991: Centrale dei Rischi, istruzioni per gli intermediari partecipanti.

  • Banca d’Italia – Questioni di Economia e Finanza n. 1048, luglio 2026: System-wide stress tests: a survey of empirical evidence, concepts, and methodologies, riferimento metodologico richiamato nell’immagine di partenza.