PIV 2026: prima di scegliere il metodo, chiediamoci quale valore dobbiamo determinare

Quando si parla di valutazione delle passività, il confronto cade quasi sempre sul metodo da utilizzare. Si discute di attualizzazione dei flussi finanziari, di costo ammortizzato, di valore corrente e di tutte le tecniche che il valutatore ha a disposizione.

L’Exposure Draft dei Principi Italiani di Valutazione 2026 richiama però l’attenzione su un aspetto che, a mio avviso, viene spesso dato per scontato.

Prima di scegliere il metodo di valutazione è necessario capire quale valore l’incarico richiede di determinare.

Può sembrare una precisazione ovvia, ma nella pratica professionale non sempre è così.

Due valori diversi per la stessa passività

Nei nuovi PIV troviamo una distinzione molto chiara.

La prima ipotesi è quella in cui il debitore continuerà ad adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni fino alla naturale scadenza del contratto. In questo caso il principio parla di valore di adempimento.

La seconda ipotesi riguarda invece il caso in cui la passività debba essere estinta o trasferita prima della scadenza. Qui i PIV fanno riferimento al valore di estinzione.

La passività è la stessa.

Ciò che cambia è la domanda alla quale il valutatore deve rispondere.

Ed è proprio da questa domanda che dovrebbe iniziare ogni valutazione.

Un esempio pratico

Immaginiamo un finanziamento bancario.

Se l’obiettivo è determinarne il valore assumendo che il piano di rimborso venga rispettato fino alla scadenza, il riferimento sarà il valore di adempimento. La valutazione terrà conto dei flussi finanziari che l’impresa dovrà sostenere nel tempo per adempiere ai propri obblighi.

Se, invece, l’impresa intende estinguere anticipatamente il finanziamento oppure la valutazione viene effettuata nell’ambito di una ristrutturazione del debito, di una cessione d’azienda o di un’altra operazione straordinaria, il problema cambia.

Non interessa più sapere quanto costerà pagare il debito fino alla scadenza.

Occorre capire quanto costa chiuderlo oggi.

In questa seconda situazione possono assumere rilievo le penali previste dal contratto, gli oneri di estinzione anticipata, gli eventuali costi di trasferimento del debito e tutti gli altri elementi necessari per liberarsi dell’obbligazione.

Il finanziamento è sempre lo stesso.

È diversa la finalità della valutazione e, di conseguenza, è diverso anche il valore che si intende determinare.

Un principio che vale anche oltre i debiti finanziari

Lo stesso ragionamento può essere esteso alle passività non finanziarie e alle passività potenziali.

In questi casi la determinazione del valore di estinzione può essere ancora più complessa, perché il costo necessario per liberarsi dell’obbligazione non sempre è immediatamente individuabile.

Possono incidere, ad esempio, i costi di trasferimento, gli accordi con la controparte, i rischi residui oppure il corrispettivo che un soggetto terzo richiederebbe per assumersi quella passività.

Anche per questo motivo ritengo interessante la distinzione proposta dai nuovi PIV.

Il principio ricorda infatti che il metodo di valutazione non rappresenta il punto di partenza del lavoro del valutatore.

È una conseguenza.

Una riflessione

Nella mia esperienza mi capita spesso di assistere a discussioni che iniziano subito dalla scelta del metodo di valutazione.

È un approccio comprensibile, ma rischia di far perdere di vista il punto fondamentale.

Prima di domandarsi come valutare una passività, occorre chiedersi quale valore l’incarico richiede di determinare.

Solo dopo aver risposto a questa domanda sarà possibile individuare il metodo più coerente.

Credo che questo sia il vero messaggio dell’Exposure Draft dei PIV 2026.

Non introduce una nuova tecnica di valutazione.

Ricorda semplicemente al professionista che ogni valutazione dovrebbe iniziare dalla corretta definizione dell’obiettivo.