Le competenze tecniche continuano a essere indispensabili. Oggi, però, all’impresa serve anche qualcuno capace di collegarle e trasformarle in supporto alle decisioni.
Negli ultimi anni è cambiato profondamente il modo di fare impresa. Sono aumentate la complessità delle decisioni, la velocità con cui devono essere assunte e la necessità di valutare contemporaneamente aspetti economici, finanziari, societari, organizzativi e patrimoniali.
Di conseguenza, è cambiato anche il ruolo dei professionisti che affiancano l’imprenditore.
Per molto tempo il rapporto tra impresa e commercialista è stato definito con sufficiente chiarezza. L’imprenditore si occupava del mercato, dei clienti, della produzione e dello sviluppo dell’azienda. Il commercialista garantiva la corretta gestione degli aspetti contabili, fiscali e societari, predisponeva il bilancio e assisteva l’impresa nei rapporti con l’Amministrazione finanziaria.
Era un modello coerente con le esigenze di quel periodo e, ancora oggi, quelle attività rappresentano una parte fondamentale della professione.
Nel frattempo, però, le imprese si sono trasformate.
Non sono necessariamente diventate tutte più grandi. Sono certamente diventate più complesse.
Oggi anche un’impresa di dimensioni contenute deve valutare la sostenibilità finanziaria degli investimenti, organizzare correttamente i propri processi, dialogare con banche sempre più attente ai dati prospettici, gestire i rischi, costruire assetti adeguati e programmare il proprio sviluppo in un contesto molto meno prevedibile rispetto al passato.
In questo scenario il professionista non può limitarsi a descrivere ciò che è già accaduto. Sempre più spesso viene chiamato ad affiancare l’imprenditore nella valutazione di ciò che potrebbe accadere in conseguenza delle decisioni che si stanno assumendo.
Le decisioni non appartengono più a una sola materia
Una delle caratteristiche dell’impresa moderna è l’interdipendenza tra le diverse decisioni.
Un investimento non riguarda soltanto il costo del bene o il trattamento fiscale dell’operazione. Produce effetti sulla liquidità, sull’indebitamento, sull’organizzazione, sulla capacità produttiva e, in alcuni casi, sulla struttura stessa dell’impresa.
La costituzione di una holding non è soltanto un’operazione societaria o patrimoniale. Modifica il modo di governare il gruppo, richiede una diversa organizzazione dei flussi informativi, impone di distinguere le decisioni della capogruppo da quelle delle società operative e rende necessario coordinare amministratori, risorse e investimenti.
Anche l’accesso al credito non può essere affrontato esclusivamente come una trattativa bancaria. Richiede dati aggiornati, una pianificazione credibile, la capacità di rappresentare i flussi finanziari futuri e una chiara spiegazione del progetto che l’impresa intende realizzare.
Lo stesso vale per un’acquisizione, un passaggio generazionale, l’ingresso di nuovi soci, la riorganizzazione di un gruppo o la gestione di una fase di difficoltà.
Ogni decisione coinvolge competenze diverse e produce conseguenze che devono essere considerate nel loro insieme.
Per questo motivo l’impresa continua ad avere bisogno di professionisti specializzati, ma ha sempre più bisogno anche di una visione capace di collegare le diverse specializzazioni.
Dal dato alla decisione
Il commercialista dispone di un patrimonio informativo particolarmente rilevante.
Conosce il bilancio, la struttura patrimoniale, l’andamento economico, la posizione finanziaria e la storia dell’impresa. Questa conoscenza rappresenta un punto di partenza essenziale, ma può essere utilizzata in modi molto diversi.
Può servire a predisporre correttamente gli adempimenti e a rappresentare il risultato dell’esercizio.
Può però servire anche a valutare la sostenibilità di un investimento, analizzare la capacità di rimborso di un finanziamento, costruire un budget, verificare l’evoluzione dei margini, individuare tensioni finanziarie o supportare il Consiglio di Amministrazione nelle proprie valutazioni.
Il dato è lo stesso.
Cambia la prospettiva con cui viene letto.
Il bilancio racconta ciò che è accaduto. L’attività di consulenza deve aiutare l’impresa a comprendere quali conseguenze potranno derivare dalle scelte future.
È in questo passaggio che il ruolo del professionista si amplia. Non viene meno la funzione tecnica, ma si aggiunge una funzione di interpretazione, coordinamento e supporto al processo decisionale.
Perché oggi si parla di Advisor
La figura dell’Advisor nasce da questa evoluzione.
Non rappresenta un’alternativa al commercialista, all’avvocato, al consulente del lavoro o agli altri specialisti che assistono l’impresa. Non pretende di sostituirsi alle loro competenze.
Il suo ruolo consiste nel metterle in relazione.
L’Advisor parte dagli obiettivi dell’impresa, individua le questioni da affrontare, valuta le conseguenze delle diverse alternative e coordina, quando necessario, le competenze professionali coinvolte.
Non assume le decisioni al posto dell’imprenditore o degli amministratori. Contribuisce a costruire il percorso attraverso il quale quelle decisioni possono essere assunte con maggiore consapevolezza.
In alcuni casi il suo intervento riguarda la pianificazione finanziaria. In altri la governance, la costituzione di un gruppo, l’organizzazione delle deleghe, il rapporto con le banche, un’operazione straordinaria o la gestione di una situazione di crisi.
L’elemento comune non è la materia trattata.
È il metodo.
Le decisioni non vengono affrontate singolarmente, ma collocate all’interno di una visione complessiva dell’impresa.
Una naturale evoluzione della professione
L’articolo 2086 del Codice Civile, il Codice della crisi d’impresa, la crescente attenzione alla continuità aziendale e la maggiore rilevanza attribuita alla pianificazione prospettica hanno reso evidente un cambiamento che era già in corso.
Oggi amministrare un’impresa significa disporre di informazioni attendibili, organizzare correttamente i processi, valutare i rischi e verificare nel tempo la sostenibilità delle decisioni assunte.
Il commercialista può avere un ruolo importante in questo percorso proprio perché conosce l’impresa da una prospettiva privilegiata.
Per farlo, però, deve utilizzare le proprie competenze non soltanto per certificare e rappresentare il passato, ma anche per aiutare l’imprenditore a costruire il futuro.
Non si tratta di abbandonare la professione tradizionale.
Si tratta di interpretarla in modo coerente con le esigenze delle imprese di oggi.
Il commercialista continua a essere il professionista dei numeri, del bilancio e della correttezza degli adempimenti. Sempre più spesso, però, quei numeri diventano il punto di partenza di un’attività diversa: comprendere i problemi, collegare le competenze e accompagnare le decisioni.
È in questa evoluzione che trova spazio la figura dell’Advisor.
Non come una nuova etichetta professionale, ma come un diverso modo di stare accanto all’impresa.