Negli ultimi giorni è tornata a circolare la notizia di una possibile proroga dello Split Payment fino al 2029. Per molti potrebbe sembrare una questione riservata agli addetti ai lavori, ma chi assiste quotidianamente le imprese sa bene che dietro questa misura si nasconde uno dei principali fattori di tensione finanziaria per tutte le aziende che lavorano con la Pubblica Amministrazione.
Lo Split Payment nasce con un obiettivo condivisibile: contrastare l’evasione IVA. Il meccanismo è semplice. L’impresa emette la fattura, ma non incassa l’IVA, perché è la Pubblica Amministrazione a versarla direttamente all’Erario.
Dal punto di vista dello Stato il sistema funziona perfettamente: il gettito è immediato, il rischio di evasione si riduce e l’incasso dell’imposta è certo.
Dal punto di vista dell’impresa, però, la prospettiva cambia radicalmente.
Chi opera prevalentemente con enti pubblici continua infatti a sostenere l’IVA sugli acquisti, senza poter incassare quella sulle vendite. Mese dopo mese si accumulano crediti IVA che, pur rappresentando un valore patrimoniale, non generano liquidità. È come avere denaro “fermo”, disponibile solo dopo procedure di compensazione o rimborso che richiedono inevitabilmente tempo.
Negli anni abbiamo imparato a convivere con questa situazione. Molte aziende hanno addirittura strutturato la propria pianificazione finanziaria tenendo conto dell’esistenza di un credito IVA permanente. Banche e società di factoring hanno sviluppato prodotti dedicati proprio all’anticipazione di questi crediti, trasformando quella che nasce come una misura fiscale in un vero e proprio comparto dell’industria finanziaria.
Ed è proprio questo l’aspetto che spesso passa inosservato.
Lo Split Payment non modifica soltanto il momento in cui viene versata l’IVA. Modifica l’intero equilibrio finanziario tra Stato e imprese. Lo Stato incassa immediatamente, mentre le aziende finanziano, di fatto, una parte del gettito fiscale con il proprio capitale circolante.
È un trasferimento di fabbisogno finanziario che negli anni ha inciso sui bilanci di migliaia di imprese.
La domanda che oggi credo sia legittimo porsi è però un’altra.
È ancora necessario?
Quando lo Split Payment fu introdotto, il sistema dei controlli era molto diverso da quello attuale. Oggi disponiamo della fatturazione elettronica, dei corrispettivi telematici, dell’interoperabilità delle banche dati e di strumenti di analisi che consentono all’Amministrazione finanziaria di monitorare in tempo reale gran parte delle operazioni IVA.
In altre parole, l’Agenzia delle Entrate possiede oggi strumenti che, all’epoca dell’introduzione dello Split Payment, semplicemente non esistevano.
Per questo motivo la possibile proroga fino al 2029 dovrebbe aprire una riflessione più ampia.
Non tanto sulla legittimità della misura, quanto sulla sua attuale utilità e sul costo finanziario che continua a trasferire alle imprese. Per molte aziende il vero problema non è il pagamento dell’imposta, ma la gestione della liquidità. E la liquidità, oggi più che mai, rappresenta uno degli elementi che determinano competitività, capacità di investimento e possibilità di crescita.
Da consulente aziendale mi trovo sempre più spesso a ragionare con imprenditori non soltanto di bilanci e imposte, ma di capitale circolante, flussi di cassa e sostenibilità finanziaria. In questo contesto, lo Split Payment non è semplicemente una norma tributaria: è un elemento che influenza direttamente il fabbisogno finanziario dell’impresa.
Se la proroga sarà confermata fino al 2029, sarà necessario prenderne atto e continuare a pianificare di conseguenza. Ma forse è arrivato il momento di chiedersi se gli strumenti tecnologici oggi a disposizione dell’Amministrazione finanziaria non consentano finalmente di raggiungere gli stessi obiettivi di controllo senza continuare a trasferire sulle imprese un costo finanziario così rilevante.
Perché una buona politica fiscale non dovrebbe limitarsi a garantire il gettito dello Stato. Dovrebbe anche favorire la crescita delle imprese che quel gettito, ogni giorno, contribuiscono a generarlo.