Composizione Negoziata 2026: il nuovo decreto parla di crisi, ma il vero tema sono gli adeguati assetti

Un aggiornamento normativo che merita attenzione

Negli ultimi anni ho avuto modo di assistere numerose imprese nell’affrontare situazioni di difficoltà economica, finanziaria e organizzativa.

Alcune sono riuscite a superare momenti particolarmente complessi attraverso interventi tempestivi e percorsi di risanamento credibili. Altre, invece, hanno visto progressivamente ridursi i margini di manovra fino a dover ricorrere agli strumenti previsti dal Codice della Crisi.

Osservando queste esperienze emerge una considerazione ricorrente.

Nella maggior parte dei casi il problema non era rappresentato dalla crisi in sé. Le difficoltà economiche fanno parte della vita di qualsiasi impresa.

Il vero problema era che nessuno si era accorto per tempo che quella crisi stava maturando.

È per questo motivo che ritengo particolarmente interessante il Decreto Dirigenziale del 23 aprile 2026, pubblicato nel Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia del 31 maggio 2026, che aggiorna gli strumenti operativi della Composizione Negoziata della Crisi alla luce delle modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 136/2024.

A una prima lettura potrebbe sembrare un intervento meramente tecnico.

In realtà, il decreto rappresenta un ulteriore tassello di un percorso normativo iniziato diversi anni fa e volto a promuovere una cultura della prevenzione e della pianificazione aziendale.

Cosa aggiorna il nuovo decreto

Il provvedimento interviene principalmente sugli strumenti che accompagnano imprenditori, consulenti ed esperti nella gestione della composizione negoziata.

In particolare vengono aggiornati:

  • il test pratico per la verifica della ragionevole perseguibilità del risanamento;
  • la lista di controllo particolareggiata;
  • il protocollo di conduzione della composizione negoziata;
  • le indicazioni operative per la predisposizione dei piani di risanamento.

L’obiettivo è rendere tali strumenti maggiormente coerenti con le recenti modifiche del Codice della Crisi e più aderenti alle esigenze delle micro, piccole e medie imprese.

L’attenzione viene posta non tanto sugli aspetti formali della procedura, quanto sulla qualità delle informazioni necessarie per comprendere se esistano concrete prospettive di continuità aziendale.

Dalla logica dell’emergenza alla cultura della prevenzione

Per molti anni il sistema italiano ha affrontato la crisi d’impresa con un approccio prevalentemente emergenziale.

Si interveniva quando i problemi erano già evidenti.

Quando i fornitori iniziavano a manifestare preoccupazioni.

Quando il rapporto con il sistema bancario si deteriorava.

Quando i debiti tributari e previdenziali raggiungevano livelli difficilmente sostenibili.

Il Codice della Crisi ha cercato di modificare radicalmente questa impostazione.

L’obiettivo non è più quello di gestire l’insolvenza quando ormai si è manifestata, ma di intercettare tempestivamente gli squilibri e creare le condizioni per un recupero dell’impresa.

La composizione negoziata nasce esattamente con questa finalità.

Non è uno strumento pensato per certificare il fallimento di un progetto imprenditoriale.

Al contrario, è uno strumento che mira a verificare se esistano ancora margini per preservare il valore aziendale, tutelare l’occupazione e soddisfare i creditori attraverso un percorso di risanamento.

Il nuovo decreto conferma e rafforza questa impostazione.

Il piano di risanamento torna al centro

Un aspetto particolarmente significativo riguarda il ruolo attribuito ai piani di risanamento.

Negli ultimi anni molte imprese hanno interpretato la composizione negoziata come una procedura da attivare nel momento in cui le difficoltà diventavano ingestibili.

L’esperienza pratica dimostra però che nessuna procedura può sostituire la pianificazione.

Il successo di un percorso di risanamento dipende dalla capacità dell’impresa di dimostrare:

  • quali siano le cause della crisi;
  • quali azioni correttive verranno adottate;
  • quali risorse finanziarie saranno necessarie;
  • quali risultati economici e finanziari siano ragionevolmente conseguibili;
  • in quali tempi possa essere recuperato l’equilibrio aziendale.

In altre parole, il tema centrale non è il debito accumulato, ma la capacità dell’impresa di generare valore in futuro.

È proprio su questo aspetto che il nuovo impianto operativo concentra la propria attenzione.

L’importanza delle informazioni prospettiche

Uno degli elementi più interessanti dell’evoluzione normativa è la crescente attenzione verso i dati previsionali.

Bilanci, situazioni contabili e indicatori storici restano fondamentali, ma non sono più sufficienti.

Per comprendere se un’impresa possa essere risanata occorre analizzare:

  • flussi di cassa prospettici;
  • sostenibilità del debito;
  • capacità di rimborso;
  • andamento atteso del mercato;
  • investimenti necessari;
  • fabbisogno finanziario futuro.

In assenza di queste informazioni qualsiasi valutazione rischia di diventare incompleta.

Non è un caso che gli strumenti aggiornati dal decreto insistano sempre di più sulla capacità dell’impresa di rappresentare il proprio futuro attraverso dati attendibili e verificabili.

Il collegamento con gli adeguati assetti

Ed è proprio qui che emerge il collegamento più importante.

Leggendo il decreto si percepisce chiaramente come la composizione negoziata e il tema degli adeguati assetti siano ormai due facce della stessa medaglia.

Le imprese che dispongono di:

  • sistemi di controllo di gestione;
  • budget economici;
  • piani finanziari;
  • monitoraggio dei flussi di cassa;
  • reportistica periodica;

arrivano normalmente ad affrontare eventuali situazioni di difficoltà con strumenti decisamente più efficaci.

Al contrario, le imprese prive di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili si trovano spesso costrette a ricostruire informazioni fondamentali proprio nel momento in cui avrebbero maggiore necessità di prendere decisioni rapide e consapevoli.

La differenza, nella pratica professionale, è spesso evidente.

Non tra imprese in crisi e imprese sane.

Ma tra imprese che conoscono i propri numeri e imprese che li scoprono quando è ormai troppo tardi.

Una responsabilità crescente per gli amministratori

Il messaggio che emerge dal sistema normativo è sempre più chiaro.

Articolo 2086 del Codice Civile.

Adeguati assetti.

Codice della Crisi.

Indicatori di squilibrio.

Composizione negoziata.

Piani di risanamento.

Non si tratta di norme isolate.

Si tratta di un percorso coerente che attribuisce agli amministratori una responsabilità sempre più precisa.

Non viene richiesto loro di prevedere il futuro.

Viene richiesto di dotarsi degli strumenti necessari per comprenderlo.

Questo significa organizzare l’impresa in modo tale da intercettare tempestivamente i segnali di difficoltà e adottare le misure correttive necessarie prima che gli squilibri diventino irreversibili.

Considerazioni finali

A mio avviso il Decreto Dirigenziale del 23 aprile 2026 non rappresenta una rivoluzione normativa.

Rappresenta però un ulteriore passo avanti nella costruzione di una cultura della prevenzione.

L’attenzione non viene più posta esclusivamente sulla gestione della crisi, ma sulla capacità dell’impresa di riconoscerla e affrontarla per tempo.

È un cambiamento culturale prima ancora che giuridico.

Per questo motivo ritengo che il decreto debba essere letto non soltanto come un aggiornamento degli strumenti della composizione negoziata, ma come l’ennesima conferma di una tendenza ormai consolidata.

La continuità aziendale non si tutela quando la crisi è evidente.

Si tutela molto prima.

Nel momento in cui l’impresa decide di dotarsi degli strumenti necessari per conoscere, monitorare e governare il proprio futuro

L’opinione dell’autore

Dopo aver assistito numerose imprese nei percorsi di risanamento e nelle procedure previste dal Codice della Crisi, ho maturato una convinzione che il tempo continua a confermare.

Le aziende raramente entrano in crisi da un giorno all’altro.

Nella maggior parte dei casi la crisi si manifesta gradualmente, attraverso segnali spesso sottovalutati: marginalità in diminuzione, tensioni di liquidità, aumento dell’indebitamento, difficoltà nel rispetto delle scadenze fiscali o bancarie, perdita di competitività.

Il vero problema non è quindi la crisi, ma la capacità dell’impresa di accorgersene per tempo.

Per questo motivo considero la Composizione Negoziata uno degli strumenti più interessanti introdotti negli ultimi anni. Non perché rappresenti una procedura di gestione della crisi, ma perché impone all’imprenditore e ai suoi consulenti di fermarsi, analizzare i numeri e valutare con metodo se esistano concrete prospettive di continuità aziendale.

Il Decreto Dirigenziale del 23 aprile 2026 va esattamente in questa direzione.

Più che aggiornare una procedura, rafforza una cultura imprenditoriale fondata sulla pianificazione, sul controllo e sulla capacità di assumere decisioni consapevoli.

Ed è probabilmente questa la vera sfida che attende gli amministratori nei prossimi anni: non gestire la crisi quando si manifesta, ma costruire organizzazioni capaci di prevenirla.

Se ritieni che la tua impresa possa beneficiare di un confronto sugli adeguati assetti, sulla sostenibilità finanziaria o sulla presenza di eventuali segnali di squilibrio, il consiglio è di non attendere che le criticità diventino evidenti. Un’analisi preventiva richiede spesso poche ore di lavoro; intervenire quando la crisi è già conclamata può richiedere mesi e limitare significativamente le possibili soluzioni.

Per un confronto riservato sulla situazione della tua impresa, sul livello di adeguatezza degli assetti organizzativi o sulle opportunità offerte dagli strumenti di risanamento previsti dal Codice della Crisi, puoi contattare direttamente i professionisti di Semplify My Business.