Quando si parla di imprese, startup innovative, marchi, brevetti o operazioni immobiliari, esiste una convinzione tanto diffusa quanto pericolosa: che il prezzo coincida con il valore.
In realtà, le due grandezze raramente coincidono.
Il prezzo rappresenta ciò che qualcuno è disposto a pagare in un determinato momento. Il valore, invece, è il risultato di un’analisi molto più complessa, che tiene conto dei risultati raggiunti, delle prospettive future, dei rischi, delle opportunità e della capacità di generare benefici economici nel tempo.
Tra questi due concetti si inseriscono due elementi fondamentali.
Da una parte i fondamentali, ovvero i numeri, i risultati, il patrimonio, i flussi di cassa e tutti gli elementi oggettivamente misurabili.
Dall’altra la narrativa, cioè la visione del futuro, il potenziale di crescita, la capacità di innovare e di convincere investitori, clienti e finanziatori che il domani possa essere migliore dell’oggi.
Comprendere il corretto equilibrio tra fondamentali e narrativa significa comprendere come nasce il valore.
Ed è proprio da questo equilibrio che derivano le differenze, talvolta sorprendenti, tra il prezzo di un’impresa e il suo reale valore economico.
Il caso SpaceX
Uno degli esempi più interessanti degli ultimi anni è rappresentato da SpaceX.
Ogni volta che emerge una nuova valutazione della società fondata da Elon Musk, il dibattito si riaccende immediatamente. C’è chi ritiene che il valore attribuito dagli investitori sia eccessivo e chi, al contrario, sostiene che sia ancora inferiore al reale potenziale dell’azienda.
Ma la vera domanda non è se la valutazione sia corretta o meno.
La vera domanda è un’altra:
quanto di quel valore deriva dai risultati attuali e quanto dalle aspettative sul futuro?
Da un lato troviamo ricavi, tecnologia, brevetti, contratti e capacità produttiva.
Dall’altro troviamo la convinzione che l’azienda possa ridefinire il settore aerospaziale, sviluppare nuovi mercati e consolidare una leadership tecnologica globale.
In altre parole, una parte significativa del valore attribuito dagli investitori deriva dalla fiducia nella capacità dell’impresa di realizzare una visione futura.
Il mercato non acquista soltanto ciò che l’azienda è oggi.
Acquista ciò che ritiene possa diventare domani.
Un semplice esempio
Immaginiamo due aziende.
Entrambe generano:
- Ricavi per 100 milioni di euro;
- EBITDA per 20 milioni di euro;
- Utile netto per 10 milioni di euro.
Osservando esclusivamente il bilancio, le due imprese potrebbero sembrare identiche.
Supponiamo però che la prima operi in un mercato maturo, con limitate prospettive di crescita.
La seconda, invece, possieda una tecnologia proprietaria, un brevetto strategico o un modello di business altamente scalabile.
I numeri attuali sono gli stessi.
Le prospettive future no.
È proprio qui che nasce la differenza di valore.
La prima potrebbe essere valutata 120 milioni di euro.
La seconda 300 milioni.
Oppure 500 milioni.
Non perché produca più utili oggi.
Ma perché il mercato ritiene che possa produrne molti di più domani.
Il più grande errore che vedo nelle PMI
Nella mia attività professionale incontro spesso imprenditori convinti che il valore della propria azienda coincida con il patrimonio netto o con il fatturato.
È una convinzione comprensibile, ma raramente corretta.
Il valore di un’impresa non dipende soltanto da ciò che possiede.
Dipende soprattutto dalla capacità di generare risultati futuri.
Per questo motivo ho visto aziende con patrimoni importanti e valutazioni contenute.
E, allo stesso tempo, startup innovative con patrimoni modesti raggiungere valutazioni significative grazie a brevetti, know-how, tecnologie proprietarie o modelli di business particolarmente innovativi.
La narrativa non è marketing
Spesso il termine “narrativa” viene utilizzato con una connotazione negativa.
Come se fosse sinonimo di pubblicità o di esagerazione.
In realtà una narrativa efficace non inventa valore.
Lo rende comprensibile.
Ogni business plan, ogni operazione di raccolta capitali, ogni acquisizione e ogni processo di valutazione richiedono una narrativa credibile.
Gli investitori, le banche e i potenziali acquirenti non acquistano soltanto numeri.
Valutano una storia, una strategia, una prospettiva.
La domanda non è quindi se esista una narrativa.
La domanda è se quella narrativa sia sostenuta da elementi concreti.
Quando la narrativa diventa un rischio
Esiste però anche il lato opposto della medaglia.
Quando la narrativa si allontana troppo dai fondamentali, il rischio aumenta in modo significativo.
Business plan costruiti senza adeguate analisi di mercato.
Startup prive di validazione commerciale.
Valutazioni fondate esclusivamente su ipotesi ottimistiche.
Progetti immobiliari privi di una reale sostenibilità economica.
In questi casi il mercato può temporaneamente attribuire prezzi elevati.
Ma nel lungo periodo i fondamentali tendono quasi sempre a riportare il valore verso livelli più coerenti.
Conclusioni
Nel corso degli anni ho visto imprese sottovalutate perché incapaci di raccontare il proprio potenziale e, allo stesso tempo, progetti sopravvalutati perché sostenuti da aspettative prive di reali fondamentali.
Per questo motivo una valutazione non dovrebbe limitarsi a stabilire un prezzo.
Dovrebbe aiutare a comprendere il valore.
Perché è proprio nella distanza tra questi due concetti che si nascondono le migliori opportunità di investimento, ma anche i rischi più rilevanti.
E spesso la differenza tra una decisione vincente e una scelta sbagliata dipende dalla capacità di riconoscerla in tempo.
Prima di chiedersi quanto vale un’impresa, una startup, un marchio o un progetto immobiliare, forse sarebbe opportuno porsi una domanda diversa:
quanto del suo valore è sostenuto dai fondamentali e quanto, invece, dipende dalle aspettative sul futuro?
La risposta a questa domanda rappresenta spesso il vero punto di partenza di ogni valutazione professionale.
Nel corso degli anni ho visto imprese sottovalutate perché incapaci di raccontare il proprio potenziale e, allo stesso tempo, progetti sopravvalutati perché sostenuti da aspettative prive di reali fondamentali.
Per questo motivo una valutazione non dovrebbe limitarsi a stabilire un prezzo.
Dovrebbe aiutare a comprendere il valore.
Perché è proprio nella distanza tra questi due concetti che si nascondono le migliori opportunità di investimento, ma anche i rischi più rilevanti.
E spesso la differenza tra una decisione vincente e una scelta sbagliata dipende dalla capacità di riconoscerla in tempo.