Perché oggi le banche guardano più la liquidità che il margine operativo
Per anni moltissimi imprenditori hanno imparato a leggere la salute della propria azienda quasi esclusivamente attraverso l’EBITDA.
Se il margine cresceva, l’azienda veniva percepita come sana.
Se il fatturato aumentava, si aveva la sensazione di essere nella direzione giusta.
Se il conto economico chiudeva bene, allora anche la situazione finanziaria sembrava automaticamente sotto controllo.
Oggi però il sistema bancario ragiona in modo molto diverso rispetto al passato.
La vera domanda non è più soltanto:
“L’azienda genera margine?”
La domanda che banche, investitori e istituti di credito si pongono sempre più spesso è:
“L’azienda genera davvero cassa sufficiente per sostenere il debito?”
Ed è qui che nasce la differenza, spesso enorme, tra EBITDA e cash flow.
EBITDA: fondamentale, ma non sufficiente
L’EBITDA rimane un indicatore importantissimo.
Probabilmente resta ancora uno dei modi più immediati per capire se il modello di business funziona, se l’azienda produce marginalità e se la gestione operativa riesce a creare valore.
Il problema è che l’EBITDA racconta la redditività.
Non racconta la liquidità.
E questa distinzione oggi è diventata centrale.
Perché un’azienda può tranquillamente:
- avere un EBITDA positivo;
- crescere rapidamente;
- mostrare risultati economici interessanti;
e contemporaneamente:
- assorbire tutta la propria cassa;
- aumentare il fabbisogno finanziario;
- accumulare tensioni sul circolante;
- dipendere sempre di più dal sistema bancario.
Ed è proprio questo il punto che spesso crea incomprensioni tra impresa e banca.
L’imprenditore guarda il margine e vede crescita.
La banca guarda i flussi finanziari e vede tensione.
La banca finanzia la capacità di rimborso
Dal punto di vista dell’istituto di credito il ragionamento è molto più semplice di quanto sembri.
La banca non viene rimborsata:
- con il fatturato;
- con l’utile civilistico;
- con l’EBITDA teorico.
La banca viene rimborsata con la cassa.
E quindi oggi il focus si è spostato sempre di più su elementi come:
- cash flow operativo;
- sostenibilità finanziaria;
- equilibrio prospettico;
- capacità di generare liquidità ricorrente;
- DSCR.
Perché alla fine il vero tema è capire se l’azienda riesca concretamente a sostenere:
- rate;
- interessi;
- investimenti;
- crescita;
- esposizione bancaria.
Il grande equivoco della crescita
Uno degli errori più frequenti è pensare che crescere significhi automaticamente rafforzarsi.
In realtà molte aziende crescono economicamente ma si indeboliscono finanziariamente.
Succede molto più spesso di quanto si immagini.
Perché quando aumenta il fatturato normalmente aumentano anche:
- i crediti verso clienti;
- il magazzino;
- i tempi di incasso;
- il capitale assorbito dal ciclo operativo;
- il fabbisogno finanziario.
Tradotto in modo molto semplice:
più fatturato non significa automaticamente più liquidità.
Ed è il motivo per cui alcune imprese, pur avendo margini positivi e bilanci apparentemente sani, iniziano comunque a vivere tensioni finanziarie importanti.
Perché il DSCR è diventato così centrale
Negli ultimi anni il sistema bancario si è spostato sempre di più verso indicatori prospettici.
Fra questi il DSCR è probabilmente quello che meglio rappresenta il cambio culturale in atto.
Perché il DSCR non si limita a chiedersi se l’azienda produce utile.
Cerca di capire se la cassa generata sarà sufficiente a sostenere il debito futuro.
In termini molto semplici:
- EBITDA = “l’azienda produce margine”;
- Cash Flow / DSCR = “l’azienda riesce davvero a reggere finanziariamente”.
Ed è una differenza enorme.
Adeguati assetti e sostenibilità finanziaria
Non è un caso che anche il Codice della Crisi e il tema degli adeguati assetti stiano andando nella stessa direzione.
Oggi monitorare soltanto il conto economico non basta più.
Serve capire:
- come evolve la liquidità;
- quanto pesa il debito;
- quanto assorbe il circolante;
- quali tensioni potrebbero emergere nei mesi successivi.
Perché molto spesso le crisi aziendali non nascono dalla mancanza di lavoro.
Nascono dalla mancanza di cassa.
Il vero elemento distintivo
Oggi parlare di EBITDA senza parlare di cash flow rischia di dare una visione solo parziale dell’impresa.
La vera differenza, sempre più spesso, non la fa chi mostra semplicemente margini elevati.
La fa chi riesce a:
- trasformare il margine in liquidità;
- sostenere la crescita senza creare tensioni;
- mantenere equilibrio finanziario nel tempo;
- pianificare correttamente debito, investimenti e circolante.
Ed è proprio qui che molte aziende scoprono troppo tardi criticità che, se lette prima, sarebbero state assolutamente gestibili.
Perché molto spesso il problema non nasce dall’assenza di lavoro.
Nasce dall’assenza di controllo finanziario prospettico.
Capire in anticipo:
- come evolve la cassa;
- quanto assorbe la crescita;
- quanto pesa realmente il debito;
- se il business genera liquidità sostenibile;
oggi non è più soltanto un tema bancario.
È un tema strategico.
Ed è anche il motivo per cui sempre più imprenditori stanno affiancando all’analisi economica una lettura finanziaria molto più approfondita della propria azienda.
Perché un conto è avere margine.
Un altro è avere equilibrio.