Perché i multipli richiedono attenzione e cosa suggeriscono norme e prassi
Quando si parla di valutazione d’azienda, si tende spesso a cercare una risposta immediata: quanto vale?
Nelle situazioni di crisi, però, questa domanda arriva sempre troppo presto. Prima di calcolare un valore, è necessario capire che tipo di valore si sta cercando e in quale contesto l’impresa opera.
Le aziende in difficoltà non sono semplicemente “aziende che valgono meno”: sono realtà caratterizzate da instabilità, incertezza e da una forte dipendenza da eventi futuri. In questo scenario, l’uso dei multipli di mercato — per quanto diffuso — richiede particolare cautela.
Il fascino della semplicità: perché i multipli vengono usati
I multipli hanno un indubbio vantaggio: rendono la valutazione immediata e facilmente comunicabile. Dire che un’azienda “vale cinque volte l’EBITDA” è semplice, intuitivo e rassicurante.
Questo approccio funziona bene quando:
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l’azienda opera regolarmente;
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i risultati sono stabili;
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il futuro è una ragionevole prosecuzione del passato.
In queste condizioni, il multiplo diventa una sintesi efficace di informazioni complesse. Il problema nasce quando queste condizioni non esistono più.
BOX ESPLICATIVO – Perché il multiplo “rassicurante” può essere ingannevole
Il multiplo dà l’illusione di oggettività, ma in realtà:
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riflette ipotesi implicite sulla continuità;
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assume stabilità dei risultati;
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presuppone comparabilità tra imprese.
Quando queste ipotesi saltano, il numero resta… ma perde significato.
Cosa cambia davvero in una situazione di crisi
Un’azienda in crisi vive una fase di transizione. I numeri storici raccontano solo una parte della storia, e spesso non la più rilevante.
Possono verificarsi:
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perdite operative;
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tensioni finanziarie;
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necessità di ristrutturazione del debito;
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interventi straordinari per garantire la continuità.
In questo contesto, il valore dell’impresa non dipende tanto da ciò che è stata, ma da ciò che potrà diventare. È per questo che applicare una media di mercato rischia di essere fuorviante: la media guarda al passato, la crisi guarda al futuro.
La comparabilità non è un automatismo
Uno degli errori più frequenti consiste nel ritenere che basti individuare aziende dello stesso settore per poterle considerare comparabili.
In realtà, due imprese che operano nello stesso mercato possono avere valori profondamente diversi se:
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una è finanziariamente equilibrata e l’altra no;
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una ha accesso al credito e l’altra lo ha perso;
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una ha prospettive di continuità e l’altra le sta costruendo.
La dottrina valutativa insiste molto su questo punto: la comparabilità va dimostrata, non assunta.
Cosa dicono i riferimenti normativi (in modo semplice)
I Principi Italiani di Valutazione e gli International Valuation Standards non impongono formule, ma un metodo di pensiero.
Ci dicono, in sostanza, che:
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il valore dipende dal contesto;
-
i metodi vanno adattati alla realtà dell’impresa;
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le scelte del valutatore devono essere spiegate.
Allo stesso modo, l’OIC 11 richiama l’attenzione sulla continuità aziendale: se questa è incerta, anche il valore non può che esserlo.
Il Codice della Crisi d’Impresa rafforza ulteriormente questo approccio, spostando l’attenzione sulla sostenibilità futura più che sui numeri storici.
Il multiplo come punto di arrivo, non di partenza
In una valutazione consapevole, il multiplo non dovrebbe essere il primo numero che si guarda, ma l’ultimo che si scrive.
Prima occorre chiedersi:
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l’azienda è in grado di generare reddito?
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con quale stabilità?
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con quale livello di rischio?
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a quali condizioni può proseguire l’attività?
Solo dopo aver risposto a queste domande, il multiplo può diventare uno strumento utile per tradurre l’analisi in un valore.
BOX ESPLICATIVO – Analisi dei fondamentali: cosa significa davvero
Analizzare i fondamentali significa osservare:
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come l’azienda genera i ricavi;
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quanto sono sostenibili nel tempo;
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quanta dipendenza esiste dal debito;
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quali cambiamenti sono necessari per sopravvivere.
È un’analisi economica prima ancora che numerica.
Perché l’analisi “spiegata” è più forte di quella “rapida”
Una valutazione che richiede qualche pagina in più, ma spiega il valore, è spesso più solida di una valutazione rapida basata su un multiplo medio.
Questo è particolarmente vero quando la valutazione deve essere:
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discussa con le banche;
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esaminata da un tribunale;
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utilizzata in una ristrutturazione;
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difesa in un contesto negoziale.
In questi casi, la domanda non è “qual è il multiplo?”
ma “perché questo valore è ragionevole?”
Conclusione: il valore come racconto economico
Valutare un’azienda in crisi significa raccontare una storia economica credibile, non estrarre un numero da una tabella.
I multipli possono far parte di questo racconto, ma:
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non possono sostituire l’analisi;
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non possono ignorare il contesto;
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non possono essere usati come scorciatoia.
Un valore ben spiegato è spesso più utile — e più difendibile — di un valore semplicemente calcolato.
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